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Duello Renzi-Ecofin sulla flessibilità nel patto “Usare norme esistenti”

La battaglia italiana per ottenere maggiore flessibilità sui conti pubblici parte in ripida salita. Ieri, mentre a Venezia Matteo Renzi chiede di scorporare dal calcolo delle spese gli investimenti nelle infrastrutture digitali, da Bruxelles la Commissione gli dà un brusco altolà: «Non ci sono spese buone e spese cattive, una spesa è sempre una spesa e tutte le spese vanno calcolate per il computo del deficit ». Il primo Consiglio Ecofin sotto presidenza italiana, intanto, formalizza le raccomandazioni economiche per l’Italia, che chiedono di «rafforzare le misure di bilancio per il 2014 alla luce della divergenza emergente rispetto ai requisiti del Patto di Stabilità e crescita, in particolare per quanto concerne la regola del debito». Infine il documento conclusivo firmato dai ministri sull’uso della flessibilità ripete testualmente quanto già dichiarato al vertice sulla necessità di «una valutazione appropriata delle misure di bilancio e delle riforme facendo il miglior uso della flessibilità esistente nel patto di Stabilita». L’Italia si è battuta per una formula più avanzata. Ma perde.

L’unico segnale positivo per un futuro ammorbidimento della disciplina di bilancio viene dal Parlamento europeo, dove il presidente designato dellaCommissione, Jean-Claude Juncker, incontra a porte chiuse i gruppi parlamentari liberale e socialista per discutere del suo programma. E in quella sede Juncker lascia intendere che il posto cruciale di commissario responsabile per la politica economica dell’Ue può andare a un socialista. È una apertura alla richiesta della Francia, che candida l’ex ministro delle Finanze Moscovici. Non solo. Juncker chiede che la troika Ue-Bce-Fmi – a lungo incubo della Grecia e un po’ anche dell’Italia – diventi «più democratica» riducendo il peso del Fondo Monetario. Sempre sul fronte della politica economica, l’Italia segna un punto con la nomina del Pd Gualtieri alla presidenza della Commissione Affari economici del Parlamento Ue.
Ma intanto ieri da Bruxelles arriva un primo semaforo rosso alle richieste di Renzi. Parlando a Venezia al convegno “Digital Venice”, il presidente del Consiglio lancia le proposte della presidenza italiana per una Authority europea in materia digitale: «Senza il supporto delle Ict è impossibile utilizzare la democrazia nell’Ue». E propone anche che gli investimenti nel settore non siano contati nel calcolo del deficit, «lasciando da parte la disputa tra flessibilità e austerità, che è un derby ideologico ». Ma da Bruxelles arriva il no di Sim Kallas, il commissario che ha preso temporaneamente il posto di Olli Rehn. Il ministro Padoan, a fianco di Kallas nella conferenza stampa conclusiva del Consiglio Ecofin, appare sorpreso dalla proposta di Renzi ma, come presidente dell’Ecofin, deve comunque dare ragione al commissario: «C’è accordo nel governo sul fatto che la crescita in Europa vada perseguita con tutti gli strumenti disponibili all’interno del sistema di regole esistenti. Comunque, dal punto di vista contabile, la spesa è spesa, quanto a impatto sul bilancio».
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