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Duello Olanda-Italia. Rutte frena l’intesa Ue E il Recovery fund rischia di essere ridotto

BRUXELLES — Mark Rutte ieri pomeriggio ha fatto sapere in giro che sarebbe andato a letto presto, pronto a farsi una serena dormita per poi scendere di buon mattino, fresco e pieno di energie, da L’Aia a Bruxelles. Dove oggi partirà il vertice europeo sul Recovery Fund. Il premier olandese è pronto alla battaglia. È lui il vero ostacolo al compromesso sui 750 miliardi per rilanciare l’economia dei paesi più colpiti dal Covid. Non che gli altri leader siano d’accordo su tutto, ma su posizioni estreme è rimasto solo l’uomo che da dieci anni guida i Paesi Bassi, spinto alla rigidità dall’assedio elettorale della destra ultra rigorista olandese. Così Rutte si batterà con Giuseppe Conte – arrivato già ieri sera a Bruxelles per vedere Macron – su soldi e riforme. L’olandese andrà allo scontro anche con Viktor Orbàn sul rispetto dello Stato di diritto per accedere ai fondi Ue. Tanto che ieri Conte oltre a Kurz, Marin e Babis ha sentito proprio l’autocrate di Budapest, ipotizzando un’alleanza italo-ungherese per circondare l’olandese.
La prima giornata del vertice si spegnerà nella notte dopo almeno una dozzina di ore di negoziati. Si andrà avanti nel fine settimana. Sul tavolo, a inizio lavori, planerà una proposta di Angela Merkel, che da presidente di turno dell’Ue ha preso in mano i negoziati. A quel punto inizierà la corrida, con Rutte che continuerà a chiedere il diritto di veto su ogni Piano nazionale – giudicato inaccettabile anche da Merkel e Macron e per Conte «non in linea con le regole Ue» per imporre all’Italia riforme come pensioni e lavoro. Pensare che Merkel gli è già andato incontro, prevedendo che oltre alla Commissione Ue si esprimano anche i ministri delle Finanze a maggioranza. Conte risponderà chiedendo annacquare questo meccanismo e di accelerare le procedure per l’esborso dei soldi. Difficilmente la spunterà, visto che Spagna e Portogallo non sembrano pronti a impuntarsi. Tanto che per invogliare Rutte a cedere sul tavolo resterà il “lodo Merkel” rinforzato con un “freno d’emergenza”, la possibilità per un Paese di portare il Piano di riforme di un altro partner all’attenzione dei capi di Stato e di governo.
Litigio sarà anche sui soldi, visto che Rutte pretende ancora di tagliare i sussidi (500 miliardi) e di lasciare solo i prestiti (250). Al momento sono certi 310 miliardi di aiuti e 250 di crediti, per un totale di 560 miliardi più alcuni programmi a fondo perso per arrivare a 580-600 miliardi. Per non tornare a Roma da sconfitto su tutto, Conte punta almeno 650. Alcuni frugali, si racconta, ci starebbero, ma l’Olanda dice di “no”, ormai abbandonata al suo oltranzismo anche dagli altri “frugali” (Svezia, Austria e Danimarca).
Alla vigilia l’olandese ha fatto sapere che userà argomentazioni che suoneranno così: «Non possiamo chiedere al nostro Parlamento di fare debito senza sapere dove fanno i soldi. Oltretutto in Olanda nessuno capisce perché dite che servono tutti questi fondi se poi ci sono paesi che per ragioni politiche non accedono al nuovo Mes». Infine punterà il dito sul fatto che l’Italia sia l’unico Paese a non avere ancora presentato a Bruxelles il Piano di riforme nazionale.
Dal canto suo, Conte è pronto a minacciare il contro veto, bloccando i rebates dei nordici, ossia gli sconti ai loro versamenti (per l’Olanda 1,5 miliardi) al Bilancio Ue 2021-2027 (i “frugali” otterranno di tagliarlo a 1.050 miliardi). Merkel e Macron giocheranno a centrocampo, cercando un accordo a patto che non sconfessi del tutto la loro proposta di 500 miliardi di sussidi poi rilanciato a maggio fino a 750 da Ursula von der Leyen. Anche la numero uno della Bce, Christine Lagarde spinge: «La mia sensazione è che un gran numero di leader vorranno segnalare agli investitori che ci sarà un accordo ambizioso, veloce e flessibile». Altrimenti, è il non detto, i mercati riprenderanno a tremare.

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