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Duello Bersani-Monti su Montepaschi

ROMA — Monti e Bersani tornano a punzecchiarsi. Di nuovo duellano a distanza, sempre su temi caldissimi. Stavolta le scintille sono sul caso Mps, la banca senese travolta dallo scandalo, che tanto preoccupa anche il capo dello Stato. Attacca il premier, su Facebook: «Per il bene di tutti dobbiamo tenere i partiti lontani dalla gestione delle banche». Immediata la replica del segretario del Pd: «Sono d’accordo dieci volte. Io aggiungo anche: via i banchieri dai partiti, così siamo a posto». Nella polemica si inserisce l’ex premier Silvio Berlusconi che, alla radio, dichiara: «Le banche non si lasciano fallire, sarebbe un disastro».
Eccoli di nuovo, dunque. Da giorni il candidato premier di «Scelta civica» batte e ribatte sull’esigenza di «correggere» il rapporto tra banche e politica, una «commistione», così la chiama «che deve essere sradicata », una «brutta bestia». Adesso ricorda di essere stato accusato «di presiedere un governo di banchieri». Rivendica di aver vietato le presenze incrociate nei consigli di amministrazione di banche e compagnie di assicurazioni concorrenti. Da quando però gli intrecci illegali di Mps sono emersi con evidenza, continua a sostenere che sì, «il Pd c’entra in questa vicenda» perché «ha sempre avuto molta influenza sulla banca e sulla vita politica» di Siena.
Bersani, si sa, non vuole che lui e il suo partito passino per «gli amiconi delle banche». Ripete che non ci sta a finire sul banco degli imputati e se qualcuno attacca, «li sbraniamo». Oggi risponde con quel «fuori i banchieri dalla politica». E aggiunge: «Se sollevano polveroni, sia chiaro, non saremo mammolette». Perciò: «Abbiamo dato mandato agli avvocati di spulciare i giornali di destra e chi ha sbagliato contro di noi, accusandoci di cose assurde, dovrà pagare. Gli costerà una banca di denari». Il buon nome del Pd «non può essere sfregiato ».
L’ennesima polemica arriva nel giorno in cui s’infittiscono le indagini della magistratura, il Tar del Lazio convoca i vertici della Banca d’Italia per avere notizie sui Monti-bond, il governatore Visco e il neopresidente Abi Patuelli s’incontrano per confermare che il sistema bancario nazionale è solido, nonostante tutto. Segue un botta e risposta ugualmente pungente, che s’è consumato appena qualche giorno fa, sul palcoscenico internazionale di Davos. «Spaventi i mercati», gli aveva intimato il premier, dalle nevi della Montagna incantata di Thomas Mann. E il segretario: «I mercati sanno leggere e scrivere». Liti anche sulla Cgil: «Un sindacato che frena le riforme », è l’accusa del premier; «linea pericolosa», è la risposta. Stoccate pure sugli “esodati”, su Vendola, sul fisco….
Ne approfitta Berlusconi. Per lui Monti, si sa, è «un professorino ». Bersani invece «ha la faccia tosta» perché «tutti sanno che Mps appartiene a Siena, da sessant’anni governata dalla sinistra ». In ogni caso, «io non ho paura di essere sbranato». E se in questo scandalo fossero state coinvolte «persone della nostra parte», chissà quante «sarebbero già in carcere». Il Cavaliere chiede anche di sapere quante intercettazioni sono state fatte sul caso Mps. Su Ruby e le «mie ospiti», ben 150 mila. Detto questo, di lasciar fallire una banca non se ne parla: «Il disastro sarebbe immane. E’ assolutamente importante che lo Stato si faccia garante e si faccia carico della buona salute delle banche, della continuazione della loro attività».

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