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Duecento Pmi nelle reti d’impresa

di Francesca Barbieri

Saranno gli incentivi regionali, o forse l'appeal delle agevolazioni fiscali. O, perché no?, la sicurezza dell'imprimatur europeo alla regolarità dell'operazione. Fatto sta che le reti d'impresa cominciano a decollare: dai 13 contratti che risultavano siglati a fine gennaio oggi se ne contano 33 registrati alle Camere di commercio, con oltre 200 imprese coinvolte.

Numeri destinati presto a crescere, visto che una quindicina di intese sono in dirittura d'arrivo, come «Rete auto sud Italia», un contratto promosso da Confindustria Basilicata che vuole potenziare la competitività delle aziende della filiera automotive, «in primis quelle dell'indotto degli stabilimenti Fiat di Pomigliano e Melfi – spiegano dall'associazione degli industriali lucana – e a giudicare dalle continue richieste che riceviamo c'è un forte interesse da parte delle imprese».

Una formula di successo

La formula, insomma, piace, proprio perché punta a rimediare all'eccessiva polverizzazione del tessuto produttivo italiano, senza compromettere l'irrinunciabile desiderio d'indipendenza dei piccoli imprenditori. Dal tessile alla sanità, dall'energia all'hi-tech, la voglia di fare gioco di squadra è trasversale a tutti i settori.

«Gli imprenditori cominciano a capire che la massa critica per competere sui mercati globali – spiega Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere – si può raggiungere soltanto mettendo in comune risorse e competenze che da soli difficilmente si potrebbe avere». La forza del contratto di rete, secondo Dardanello, sta nel lasciare «intatta la capacità produttiva e commerciale delle singole imprese, invitandole invece a condividere le strategie».

I vantaggi

Un sistema vincente a patto che il "matrimonio" porti vantaggi tangibili per tutti. «Fondamentale – evidenzia Dardanello – sarà l'attuazione della legge del 2010 sulla stabilizzazione finanziaria e la competitività economica: una recente circolare dell'agenzia delle Entrate, infatti, chiarisce la portata delle agevolazioni fiscali dirette a chi sottoscrive un contratto di rete, rendendo così più concreto il significato di una scelta del genere sui conti e sulle prospettive di sviluppo della propria azienda».

Gli incentivi regionali

E a diradare le nubi sui punti oscuri della nuova formula – introdotta dal decreto incentivi del 2009 – ha contribuito anche la commissione Ue che ha ritenuto ammissibile il sistema di agevolazione italiano alle reti d'impresa, con una decisione di inizio anno. Senza contare gli incentivi che arrivano dalle regioni a favore delle imprese che si "uniscono": l'ultima in ordine di tempo a stanziare risorse è stata la Lombardia con 24 milioni per il programma Ergon a sostegno dei progetti di sviluppo basati sull'aggregazione fra imprese, enti di ricerca e associazioni, con bandi in uscita tra maggio e giugno. E proprio in Lombardia corrono insieme da inizio anno dieci aziende alcune con tradizioni quasi centenarie nel settore delle infrastrutture. A fare da collante Infrabuild, una rete sempre più solida che unisce la Brianza, il Varesotto e la Bergamesca. «Abbiamo messo a punto nuovi prodotti per la mobilità sostenibile – racconta Matteo Assolari, 36 anni, vice presidente di Infrabuild – e proprio in questi giorni stiamo chiudendo i primi contratti per un nuovo sistema di bloccaggio delle biciclette, oltre a sviluppare partnership con università e centri di ricerca».

Punta, invece, a sviluppare i sistemi di cloud computing la rete pugliese che raggruppa cinque Pmi hi-tech delle province di Taranto e Bari. «In pochi mesi – dice Leonardo Diaferia, presidente di Itel telecomunicazioni, una delle aziende partner – abbiamo stretto accordi con Telecom e Ibm e concluso contratti con università ed enti locali». L'unione in questo caso ha permesso notevoli economie di scala: «Insieme – prosegue Diaferia – riusciamo a permetterci sistemi dal prezzo inaccessibile per una piccola azienda». E la cura della rete ha senz'altro prodotto i suoi effetti sulle dieci aziende bolognesi dell'automotive che per prime hanno creduto alla nuova formula, dando vita a «Racebo» nel maggio 2010. «Il fatturato è cresciuto per tutti – conferma il presidente Florenzo Vanzetto – con punte del 40 per cento». Il segreto del successo? «Ogni impresa è specializzata e autonoma – risponde Vanzetto – e non ci sono problemi di concorrenza».

 

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