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Due vie per ridurre il peso dell’Irap

di Marco Mobili

Misure fiscali in partita doppia per la manovra correttiva e che il governo conta di presentare al consiglio dei ministri della prossima settimana. Sotto la voce "avere" i tecnici puntano su un ritorno, con specifici distinguo, dell'Ici (nuova Imu) sulla prima casa, sulla rivalutazione delle rendite catastali, su un nuovo aumento dell'Iva dopo quello di agosto e su un giro di vite nella lotta all'evasione, con particolare riguardo alla tracciabilità dei pagamenti fino a 300-500 euro (si veda Il Sole 24 Ore di ieri). Nodo ancora tutto da sciogliere e allo studio dell'Economia è poi la patrimoniale, in versione soft con un prelievo sopra il milione di patrimonio quella che si tende ad accreditare di più ma che vede il Pdl contrario.

Nella colonna del "dare" il fisco punta a inserire sia una riduzione dell'Irap nella componente costo del lavoro, sia un incentivo fiscale alla capitalizzazione delle imprese. L'urgenza, oltre al pareggio di bilancio, è il sostegno alla crescita. Per questo il governo giocherebbe d'anticipo rispetto alla delega fiscale soprattutto sull'Irap. Nella delega all'esame in commissione Finanze della Camera è prevista la graduale abolizione dell'imposta regionale sulle attività produttive, a partire dalla riduzione del tributo sul costo del lavoro. La strada chiesta a gran voce dalle imprese resta quella di aumentare le attuali deduzioni che sono alla base del cuneo fiscale. In alternativa c'è sempre la possibilità (cara soprattutto al mondo delle Pmi) di ampliare la no tax area Irap ovvero l'importo dell'attuale franchigia di 9.500 euro sotto il quale il valore della produzione non sconta l'imposta regionale.

L'altra via possibile per ridurre il carico Irap si concentrerebbe sulla percentuale, oggi fissata al 10%, della deduzione dell'Irap ai fini delle imposte dirette (Ires e Irpef). Da una parte il Governo ridurrebbe l'iniquità che oggi colpisce soprattutto le imprese in perdita e prodotta dalla deducibilità soltanto parziale del prelievo regionale sulle imposte dirette. Dall'altra il Governo si metterebbe al riparo da una possibile condanna della Corte costituzionale dove si continuano ad accumulare le ordinanze di rinvio delle Commissioni tributarie sull'indeducibilità del tributo ai fini delle imposte dirette.

A sostegno della crescita potrebbe arrivare anche un altro anticipo della riforma fiscale. Il ritorno della Dual income tax per sostenere la capitalizzazione delle imprese prenderebbe il nome di "aiuto alla crescita economica" (Ace). Si consentirebbe alle imprese di dedurre dalla base imponibile Ires il rendimento figurativo del capitale di rischio. L'intervento dovrebbe spingere le imprese alla capitalizzazione senza dover obbligatoriamente ricorrere a misure eccessive di indebitamento.

Sotto la voce "dare" la casa resta al centro del progetto di cassa del Governo, con l'obiettivo dichiarato comunque di garantire per quanto possibile equità. Per questo il prelievo sulla prima casa sarebbe accompagnato da un meccanismo in grado di assicurare la progressività della tassazione, o in base al valore degli immobili o al numero dei beni posseduti. Nell'ultima versione abolita dal Governo Berlusconi si prevedeva un'ampia fascia di esenzione che riguardava il 40% dei proprietari di immobili. Fascia che potrebbe essere anche riproposta nella nuova versione del prelievo fiscale sull'abitazione principale e che comunque dovrà fare i conti con l'imposta municipale in arrivo con il federalismo fiscale.

Alla base dell'intervento ci sarebbe comunque la rivalutazione delle rendite catastali. Tra le possibilità più accreditate ci sarebbe una immediata sostituzione dell'attuale percentuale di rivalutazione del 5% con una percentuale del 15% in grado di aassicurare maggiori entrate per 1,5 miliardi di euro.

La carta di un nuovo aumento dell'Iva, spendibile anche con un Dpcm, potrebbe essere destinata a finanziare la riforma fiscale su cui il premier e ministro dell'Economia ad interim, Monti, con il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, sono stati chiamati a pronunciarsi in audizione dalla Commissione finanze alla Camera.

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