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Due strade per impugnare la ripartizione-spese errata

Tra i compiti dell’assemblea, in base all’articolo 1136 del Codice civile, vi è quello di approvare il rendiconto, il preventivo per l’anno successivo e la loro ripartizione. Di fatto, l’assemblea si limita, nella maggior parte dei casi, ad avallare le tabelle sinottiche predisposte dall’amministratore. Le tabelle sono costituite dalle “righe”, riportanti le posizioni dei singoli condomini, e dalle “colonne” relative alle spese. Le “colonne” normalmente, operano anche una compensazione tra il totale dei costi annuali, i versamenti del preventivo e il saldo contabile risultante dall’anno precedente.
Capita che, per errori contabili, sviste su versamenti o successioni di gestioni con diversi amministratori, un condomino possa vedersi attribuire una somma maggiore di quanto dovuto; capita molto spesso, inoltre che, il condomino, pur avvedendosi dell’errore, non lo denunci o, pur denunciandolo all’amministratore, questi ometta di emendarlo ed il condomino si limiti a non pagare per cui il debito, ancorché non sussistente, ricompare in ogni annualità fino a quando non viene emesso decreto ingiuntivo.
Se, effettivamente, esiste un errore nell’attribuzione delle somme, il problema è il mezzo di impugnazione: è sufficiente opporre il decreto ingiuntivo o è necessario impugnare, per nullità, le delibere che hanno approvato i diversi riparti?
Secondo un orientamento minoritario (Tribunale di Milano 23 gennaio 2003) si ritiene che l’inserimento del “saldo” nel consuntivo approvato dall’assemblea costituisca un mero riepilogo contabile degli esercizi pregressi e non possa risolversi nella incontestabilità delle somme dovute; le attribuzioni dell’assemblea condominiale sono limitate alla approvazione, anno per anno, di preventivi e consuntivi ex articolo 1135 del Codice civile e non possono essere estese alla risoluzione di contestazioni insorte con il singolo condomino per i saldi di dare e avere.
Contraria l’opinione della Corte d’appello di Genova (sentenza 513 dell’11 maggio 2009) la quale ha stabilito che i saldi passivi, ove regolarmente approvati e ripartiti per gli esercizi precedenti, costituiscono una effettiva posta di debito nei confronti del condominio che può essere inserita nel rendiconto annuale dell’amministratore e approvata legittimamente dall’assemblea, con la conseguente obbligatorietà e ottenimento, in caso di mancata estinzione, dello speciale decreto di ingiunzione immediatamente esecutivo.
A questo orientamento si sono uniformati il Tribunale di Novara (sentenza 623 del 25 luglio 2011) e il Tribunale di Genova (sentenza 184 del 14 gennaio 2009).
Secondo il primo orientamento, pertanto, il prospetto ripartitorio costituisce un mero riepilogo debito-credito redatto dall’amministratore, riepilogo che non passa al vaglio dell’assemblea che si limita ad approvare ed a ripartire le spese di gestione attuali; secondo il secondo orientamento il prospetto, da atto dell’amministratore, diventa atto del condominio e la delibera va impugnata per nullità, essendo inutile opporre il decreto ingiuntivo.
A oggi, pertanto, in mancanza di giurisprudenza di legittimità, è bene verificare i precedenti di ogni singola “Corte”, in attesa che la Cassazione chiarisca, una volta per tutte, la questione.

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