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Due mesi per agganciare la ripresa economica dal Jobs Act alla pagella Ue governo alla resa dei conti

Poco più di due mesi per agganciare la ripresa. È questa la sfida che aspetta Renzi e Padoan. Traguardo ideale il Def, il documento di economia e finanza che dovrà essere consegnato al Parlamento entro il 10 aprile. Sarà la prova del nove: le nuove stime sulla crescita e sui conti pubblici ci diranno se le prossime dieci settimane riusciranno a portare definitivamente l’Italia fuori dalla crisi. Oppure no. Primissimo segnale positivo, il fabbisogno statale in attivo per 3,4 miliardi a gennaio 2015.

IL TRENO DELLA RIPRESA
Basta guardare le tabelle del vecchio Def per accorgersi che il quadro è completamente cambiato. Il prezzo del petrolio era stimato a 98,5 dollari al barile, oggi è intorno ai 50 dollari. L’euro si è deprezzato considerevolmente e cammina verso la parità con il dollaro. La mossa di Draghi inonderà di liquidità il sistema e, nonostante gli scetticismi, non potrà non avere effetti sull’erogazione del credito. Di conseguenza Bankitalia, Confindustria e centri di ricerca hanno almeno raddoppiato la crescita del Pil dal +0,4 previsto per quest’anno. Lo scenario volge al meglio, considerando che risparmieremo 5-6 miliardi di spesa per interessi. E ieri dati incoraggianti sul fabbisogno: a gennaio avanzo di 3,4 miliardi.
ESAMI UE SULLA FLESSIBILITÀ
Vissuti con ansia disperata dall’Italia per anni stavolta potrebbero essere superati, anche se per un pelo. Le nuove regole sulla flessibilità varate dalla Commissione Juncker riducono la correzione della legge di Stabilità 2015 dallo 0,5 allo 0,25: siccome abbiamo fatto già lo 0,3 il verdetto del marzo prossimo non dovrebbe prevedere manovre aggiuntive. Resta un rischio per i conti del 2014 e la regola del debito: la decisione sarà politica ma l’Italia dovrà comunque tenere la guardia alta.
TURBOLENZE SUL JOBS ACT
I due decreti legislativi attendono il parere, non vincolante, del Parlamento entro il 12 febbraio. Il nodo è la questione dei licenziamenti e del reintegro: l’Ncd con Sacconi, in turbolenza dopo le vicende del Quirinale, insiste per generalizzare l’indennizzo. Dall’altra parte la minoranza Pd punta l’indice sulla questione dei licenziamenti disciplinari: si lamenta la mancanza di proporzionalità tra infrazione e “sanzione”. Il ministro del Lavoro Poletti tira dritto: ieri ha annunciato che nel consiglio dei ministri del 20 febbraio sarà varato un ulteriore decreto delegato sul nuovo “codice dei contratti”.
FISCO, CORSA CONTRO IL TEMPO
C’è da risolvere la questione delle piccole partite Iva per le quali Renzi ha assicurato il suo impegno: la legge di Stabilità ha infatti alzato aliquote e tetti di reddito, tagliando fuori settori e categorie. Ma il tema centrale è la delega fiscale. Anche al netto della clausola-Berlusconi la questione non è di poco conto: la delega scade il 27 marzo e, se non ci sarà una proroga, abuso di diritto, depenalizzazioni, giochi e fatturazione elettronica, rischiano di restare al palo.
POPOLARI SPACCATI
Con una scatto in avanti il 20 gennaio il governo ha varato il decreto che impone alle grandi banche popolari di abbandonare il voto capitario e trasformare la governance. La maggioranza è tuttavia spaccata: contrari molti esponenti dell’Ncd ma anche nel Pd ci sono malumori. Attesa anche per il provvedimento sulle liberalizzazioni: dalle farmacie all’energia si tenterà di fare più spazio al mercato.
PROVINCE, POLIZIA E PA
Non va dimenticato il fronte sociale. Nonostante le rassicurazioni del governo, il complicato meccanismo che segnerà il passaggio dei 20 mila esuberi delle Province alle Regioni e alla nuova Agenzia per l’impiego, continua a preoccupare i sindacati.
Senza contare le proteste montanti per i tagli della Polizia e di categorie come i bancari che hanno appena incrociato le braccia. Una boccata d’ossigeno sul piano dell’occupazione verrà dal milleproroghe che interviene sui precari statali. Il rilancio del Paese è ancora tutto da giocare.
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