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Due iter per il rimborso dopo la lite

Doppio iter per chiedere la restituzione delle somme anticipate dopo la vittoria nel contenzioso tributario di primo grado. Solo per la sentenza passata in giudicato, però, si possono attivare le procedure esecutive.
Un problema molto frequente di fronte a cui si trovano i contribuenti e i professionisti che li assistono alla fine del giudizio di primo grado è quello del rimborso delle somme versate (1/3) rispetto alla contestazione ricevuta. Un aspetto che diventa di rilievo alla vigilia della sospensione feriale dei termini che scatta dal 1° agosto (si veda l’altro articolo in pagina), proprio perché la finestra temporale che si apre potrebbe essere usata per decidere come chiedere (e ottenere) la restituzione.
Bisogna, però, prestare attenzione alla situazione concreta.
ePer le sentenze non ancora passate in giudicato, la restituzione delle somme provvisoriamente versate deve essere chiesta dal contribuente, in ipotesi di inerzia dell’ufficio, con istanza di rimborso. L’eventuale rifiuto può comunque essere impugnato davanti al giudice tributario.
rPer le sentenze passate in giudicato, invece, il contribuente può, anche in via cumulativa: procedere a esecuzione forzata ed esperire il giudizio di ottemperanza, proponendo una domanda al giudice, perché ordini all’ufficio di adeguarsi.
Le differenze
Facciamo un passo indietro. La sentenza del giudice tributario di accoglimento del ricorso è provvisoriamente esecutiva. Che cosa si verifica se la sentenza è parzialmente o totalmente sfavorevole al contribuente? Occorrerà versare le somme dovute a titolo di imposte e interessi contestati nell’atto impugnato nella misura di 2/3. Infatti, le sentenze emesse dalle Commissioni tributarie provinciali sono immediatamente esecutive anche in pendenza del termine per proporre appello.
In particolare, quando la sentenza sancisce il diritto, anche parziale, di procedere alla riscossione delle somme accertate, l’agenzia delle Entrate potrà provvedere a riscuotere, in seguito al deposito della sentenza (senza, pertanto, necessità di provvedere alla notifica preventiva della stessa): una somma pari a 2/3 di quanto dovuto a titolo di tributo e interessi corrispettivi/moratori nei casi in cui le singole leggi d’imposta prevedano la riscossione frazionata del tributo oggetto di giudizio. Negli altri casi, l’intero importo dovuto a titolo di tributo e interessi. Nel caso, invece, in cui la sentenza della Ctp preveda anche la condanna alle spese, quest’ultima dovrà essere oggetto di appello.
Il discorso è diverso quando la pronuncia dei giudici di merito provinciali è favorevole al contribuente e, in particolare, ha annullato l’atto impositivo: la riscossione non può in alcun modo proseguire, a prescindere dalla definitività della sentenza. Nel caso in cui l’agente della riscossione non si uniformasse alla sentenza, il contribuente potrà ricorrere contro la cartella facendo valere l’inesistenza del titolo esecutivo, perché basato su un atto annullato dal giudice.
L’anticipo
Laddove, poi, il contribuente abbia comunque provveduto a pagare somme in pendenza di giudizio nella misura di 1/3, avrà diritto al rimborso d’ufficio delle eventuali somme pagate in eccedenza rispetto a quanto statuito dalla sentenza della Commissione tributaria provinciale, con i relativi interessi previsti dalle leggi fiscali, entro novanta giorni dalla notifica della sentenza.
A questo punto si apre il doppio binario. Solo per le sentenze passate in giudicato, per cui l’ufficio non ha presentato appello, il contribuente potrà agire esecutivamente contro l’ente impositore o il concessionario della riscossione sulla base di una sentenza definitiva di condanna al pagamento di somme, comprese le spese di giudizio liquidate in sentenza. A questo fine, il diretto interessato alla notifica della sentenza in forma esecutiva potrà richiedere alla segreteria della Commissione copie autentiche della sentenza, spedite in forma esecutiva, e poi provvedere alla notifica della sentenza all’ufficio.
Materialmente, la spedizione in forma esecutiva consiste nell’apposizione da parte del pubblico ufficiale, sull’originale o sulla copia del provvedimento, della seguente formula: «Comandiamo a tutti gli ufficiali giudiziari che ne siano richiesti ed a chiunque spetti, di mettere in esecuzione il presente titolo, al pubblico ministero di darvi assistenza, e a tutti gli ufficiali della forza pubblica di concorrervi, quando ne siano legalmente richiesti». Non appena in possesso del titolo esecutivo, il contribuente creditore può promuovere l’esecuzione forzata nei confronti dell’ufficio.

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