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Due gambe per il nuovo welfare

Il nuovo welfare poggerà su due gambe. Da una parte le tutele fuori dal rapporto di lavoro (ossia in caso di disoccupazione per perdita di un precedente lavoro di tipo subordinato o parasubordinato), dall’altra le tutele in costanza di rapporto di lavoro (come la cassa integrazione guadagni).

L’entrata a regime non avverrà prima del 1° gennaio 2016 e durante il triennio 2013-2015 ci sarà il graduale passaggio dalla vigente alla nuova disciplina, con l’abbandono delle attuali prestazioni.

Il nuovo welfare. Sul primo versante (tutele fuori dal rapporto di lavoro), la riforma opera una revisione a 360 gradi degli attuali strumenti di tutela del reddito, con la creazione di un unico ammortizzatore sociale (è l’Aspi, assicurazione sociale per l’impiego) in cui confluiscono l’indennità di mobilità e l’indennità di disoccupazione, a eccezione di quella agricola. Il nuovo ammortizzatore si caratterizza per un più ampio campo di applicazione soggettivo, con estensione dei benefici a categorie prima escluse (apprendisti, per esempio), fornisce una copertura assicurativa per i soggetti che entrano nella prima volta nel mercato del lavoro (principalmente giovani) e i soggetti che registrano brevi esperienze di lavoro. Sul secondo versante (tutele in costanza di rapporto di lavoro), la riforma conferma l’attuale disciplina della cassa integrazione ordinaria, anche quella in deroga, e introduce la cornice giuridica per l’istituzione di fondi di solidarietà settoriali a cui demandare l’erogazione delle prestazioni di integrazioni salariali nei settori non raggiunti dalla cig.

Il periodo transitorio. Durante il triennio 2013-2015 ci sarà il graduale passaggio alla nuova disciplina, con l’abbandono delle vigenti prestazioni dell’indennità di disoccupazione ordinaria (non agricola), dell’indennità di mobilità e degli ammortizzatori sociali in deroga (cassa integrazione e mobilità). In tabella, sono indicate le tappe fondamentali di questo passaggio per ciascuna categoria di prestazioni. Per i casi di cessazione dall’occupazione intervenuti fino al 31 dicembre 2012, troveranno applicazione le attuali norme sull’indennità di disoccupazione ordinaria (non agricola) la cui durata massima, però, viene disciplinata nei nuovi termini distinguendo tra tre categorie di soggetti: quelli con età inferiore a 50 anni, quelli con età compresa da 50 a 55 anni non compiuti e quelli con età pari o superiore a 55 anni. Relativamente all’indennità di mobilità, la riforma ridetermina i periodi massimi di fruizione per i lavoratori collocati in mobilità dal 1º gennaio 2013 al 31 dicembre 2016.

La distinzione è operata con riferimento non soltanto all’età (inferiore a 40 anni, inferiore a 50 anni, pari o superiore a 50 anni), ma pure al territorio (Meridione, Centronord).

Nel 2016, per esempio, tale periodo risulterà dimezzato nel Meridione (da 48 a 24 mesi). Infine, la riforma stabilisce, per gli anni 2013-2016, che il ministro del lavoro, di concerto con il ministro dell’economia, possa disporre, sulla base di specifici accordi governativi e per periodi non superiori a 12 mesi, in deroga alla normativa vigente, la concessione, anche senza soluzione di continuità, di trattamenti di integrazione salariale e di mobilità, nel limite delle risorse finanziarie disponibili.

Viene prevista, inoltre, la possibilità di proroga, anche senza soluzione di continuità, dei trattamenti di integrazione salariale e di mobilità, dei trattamenti concessi anche ai sensi della legge n. 183/2011 (Finanziaria per il 2012), mediante la stessa procedura, tuttavia con una riduzione delle misure dei trattamenti.

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