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«Due anni in più alla Grecia»

BRUXELLES — Se davvero è così, è la prima volta che accade negli ultimi 4 anni di buio: sprazzi di ottimismo sembrano riaprirsi qua e là sull’orizzonte del pianeta euro. Forse, saranno anche regalati gli ormai famosi due anni in più di respiro alla Grecia. E siccome mancano appena 3 giorni al prossimo vertice dei capi di Stato e di governo europei, questi potrebbero non essere i soliti minuetti diplomatici. Anche perché gli spiragli si diffondono in gran parte proprio da Berlino, la capitale del rigore.
Il segnale più importante riguarda appunto la Grecia. Secondo il settimanale tedesco «Der Spiegel» la cosiddetta trojka, la commissione mista formata da Commissione europea, Fondo monetario internazionale e Banca centrale europea per sorvegliare le finanze elleniche malate, avrebbe concluso che Atene ha bisogno di quegli altri due anni per risanare i propri bilanci. E lo avrebbe comunicato ai ministri delle finanze della zona euro, riuniti nel loro ultimo vertice dell’Eurogruppo. Berlino avrebbe già dato il proprio via libera, le indiscrezioni si rincorrevano già dai giorni scorsi.
La decisione finale arriverà al vertice di Bruxelles. Dunque la Grecia potrebbe tirare il fiato e far slittare le ultime misure di austerità, alleviando la tensione sociale e scaricando sui suoi creditori i costi delle mancate riforme strutturali: 30 miliardi di euro, scrive ancora il giornale, che prevede un intervento riparatore della Bce.
Per l’intera eurozona, e per tutta la Ue, il congelamento di molti discorsi sul fallimento di Atene potrebbe disinnescare le fiammate di panico registrate in questi mesi. «Der Spiegel» si guarda dall’indicare le sue fonti. Ma la sua voce giunge appunto dalla Germania, la fortezza rigorista, e concorda con altre voci tedesche. «La Grecia resterà nell’euro, non c’è neppure da speculare su una sua possibile uscita», ha dichiarato da Singapore il ministro tedesco delle Finanze Wolfgang Schäuble, uso ad altre profezie con i padroni di casa del Partenone. Di più: «Noi l’aiuteremo per tutto quel che sarà possibile».
Schäuble è stato poi rimbeccato da Anders Borg, il ministro delle Finanze svedese: «Non possiamo escludere che Atene esca dall’euro nei prossimi sei mesi». Ma la stessa Svezia di Borg nell’euro non è mai stata: il suo non è un parere da oracolo.
Al coro di insolita benevolenza nei riguardi dei greci si era unita l’altro giorno perfino Angela Merkel, cui gli stessi greci rimproverano molte dure interferenze. Appena tornata da Atene, dove aveva assistito al dilagare in piazza della rabbia e dove la sua auto era stata presa a bottigliate, la cancelliera tedesca ha dichiarato che «bisogna dare una possibilità a questo Paese», autore di «progressi visibili», sia pure «spesso più lenti di quanto ci si auguri». Non solo: si deve «aiutare e sostenere la Grecia in quanto Paese amico e partner».
Non è solo per un’esplosione improvvisa di altruismo, che Angela Merkel parla così. Da un lato, sa bene che nel 2013 dovrà sottoporsi al giudizio dell’elettorato e dunque non può mostrarsi troppo «arrendevole» verso i Paesi spreconi, non può chiedere agli elettori di salvare con i loro soldi chi ha fatto la cicala per troppi anni. Dall’altro, ieri, la stessa cancelliera ha ammesso che la sua Germania «rischia la recessione» se rifiuta di dare una mano ad altre nazioni nei guai. E questo messaggio di prudenza, tanto contrastante con le intemerate germaniche di qualche mese fa, sembra accordarsi con il «cauto ottimismo» già espresso per l’Europa da Mario Draghi, il presidente della Bce. Tutto confluirà ora sul tavolo del vertice Ue di giovedì. Nella speranza che gli sprazzi appena riaperti non siano richiusi dalla nebbia delle trattative.

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