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Due Alitalia per Delta e easyJet. Di Maio riporta lo Stato al 50%

Lo Stato rientra da padrone in Alitalia. E lo farà arrivando, se necessario, anche al 50% e oltre del consorzio che dovrebbe delinearsi entro marzo. I soci saranno Mef e Poste Italiane col 15% ciascuno, mentre Ferrovie, regista dell’integrazione tra treni e aerei, avrà un terzo o poco meno del capitale. Delta e easyJet, invece, entreranno come partner industriali con il restante 40%. Sono percentuali ancora da scrivere su un accordo che agli occhi del vicepremier Luigi Di Maio, è a portata di mano.
Repubblica è però in grado di svelare il piano industriale che dietro le quinte si sta mettendo a punto in queste ore. Il rilancio prevede due società distinte. La prima avrà base a Milano e easy-Jet gestirà da Linate i voli a marchio Alitalia. Nello scalo sono previsti investimenti da parte inglese e l’utilizzo di 40 aerei sui circa 100 che rimarranno dopo la riduzione della flotta dagli attuali 117 velivoli. EasyJet disegnerà una rete dall’Italia del Nord all’Europa che andrà a incastrarsi con quella già presente a Malpensa con la livrea bianco-arancio.
La seconda newco sarà basata a Roma Fiumicino: da qui voleranno, sotto il controllo di Delta Airlines, le restanti 34 macchine di medio raggio e 26 di lungo. Il piano prevede un netto incremento della presenza degli aerei col tricolore verso il Nord America. Trenitalia invece dovrà trovare il modo di inserire più Frecce nel network servendo gli scali intercontinentali. La rete su ferro Av però è già oggi allo stremo: troppi convogli attraversano i binari dell’alta velocità e i ritardi iniziano ad essere insostenibili.
Complessivamente si tratta di una soluzione rischiosa, ma pure qualche spunto positivo per il nostro Paese grazie al rafforzamento dei collegamenti da e verso le metropoli Usa gestiti da Delta. La compagnia oggi ha 80mila dipendenti, è emersa 12 anni fa dal Chapter 11 ( l’amministrazione straordinaria Usa) sa bene come riprendere quota. Per rientrare in attivo Delta scelse di puntare su una flotta più ” vecchia” per età media dei concorrenti, ma anche investendo su una raffineria di petrolio dismessa nei pressi di New York. Un modo per diversificare gli investimenti e trarne vantaggio nell’utilizzo quotidiano grazie alla produzione di carburante avio e vendita a terzi di benzina e gasolio. Oggi il gruppo di Atlanta è la seconda potenza mondiale nel settore. In tasca ha il 9% di Air France-Klm e il 49% di Virgin Atlantic.
Al contrario, la gestione dei voli interni e di quelli di medio raggio da Milano verso l’Europa, passeranno sotto le ali di easyJet che ha in Malpensa l’hub italiano “forte” ma che ha da tempo mire sullo scalo di Linate. Qui si gioca una partita delicata se Alitalia e la controllata Cityliner venissero spogliate di rotte oggi sovrapposte con gli inglesi. La flotta di medio raggio composta da circa 90 velivoli subirà una riduzione di 20 macchine. Se questo dovesse avvenire, sarà molto difficile mantenere l’attuale numero di dipendenti. Un passaggio che potrebbe far saltare la trattativa finale aprendo a sorpresa la porta a Lufthansa, che non ha mai fatto mistero di dover tagliare 2.500 dipendenti per far quadrare i conti e non perdere quasi un milione e mezzo di euro al giorno. Intanto i sindacati chiedono una accelerazione dopo il faccia a faccia di ieri al ministero dello Sviluppo. Ma il parterre fin troppo variegato dei possibili azionisti desta perplessità: manca il socio ” forte” con conseguenze pesanti sulla governance così come è avvenuto nel 2014 con l’ingresso di Etihad al 49% e una lunga cordata di società italiane.

Lucio Cillis

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