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«Ducati, la spinta di Cina e Usa Così esportiamo il made in Italy»

«Su ognuna delle 48.042 moto consegnate nel 2020 a livello globale, sventola una piccola bandiera italiana — racconta Claudio Domenicali, amministratore delegato di Ducati Motor Holding — quel tricolore porta il nostro Paese fuori dai suoi confini, lo sviluppo di una moto rappresenta un incontro tra l’arte e la cultura del nostro territorio». L’Emilia Romagna, la regione della Motor Valley, dove si coniugano «industria, cibo, borghi, città, pianure e colline — sottolinea Domenicali —, i valori di una comunità, quasi una riscossa collettiva per dimostrare l’identità dei marchi che qui convivono». A Borgo Panigale, nei lunghi corridoi sella sede della Ducati, alle pareti sono esposti i bozzetti realizzati dai diversi design prima e durante l’evoluzione di un modello, perché «una moto o un’auto sono arte».

Ducati ha fatturato lo scorso anno 676 milioni di euro, con un risultato operativo di 24 milioni , «anche in un periodo così complesso siamo rimasti in utile, con un cash flow molto positivo — precisa l’amministratore delegato — il migliore mai registrato sino ad oggi, grazie a una corretta politica di riduzione dei costi, senza toccare gli investimenti sui nuovi prodotti». Ducati è distribuita in più di 90 paesi attraverso 738 concessionari, «il nostro impegno non si ferma alla commercializzazione, siamo attivi con il laboratorio didattico di Fisica in moto e il progetto Desi, il percorso alternanza scuola-lavoro, citato anche dal premier Draghi — spiega Domenicali — e nel campo della formazione scientifica e culturale. Collaboriamo con l’Università di Bologna per potenziare lo scambio di conoscenza tra l’impresa e l’apprendimento didattico, tanto da aver istituito un corso di Ingegneria del motoveicolo all’interno della laurea in Ingegneria meccanica». Ducati è stata fondatrice di un’altra realtà, la Motor Valley University of Emilia Romagna che attrae studenti da tutto il mondo, con lo scopo di formare i futuri dirigenti dell’automotive, «nuove generazioni che siano in grado di supportare il cambiamento tecnologico in atto».

L’Italia rimane il primo mercato per Ducati, seguita dagli Usa, «esportiamo l’85% della produzione, la Cina ha avuto un trend di crescita eccezionale con +26%, seguita dalla Svizzera con +11,1%. Con la nuova gamma che comprende la Scrambler Desert Sled Fasthouse e il Monster, moto compatta, leggera, che sintetizza l’essenza della Ducati, in aggiunta ai modelli già disponibili come il Multistrada V4, contiamo di rafforzare le nostre posizioni, trainati dalla partecipazione al MotoGp, per vincere nuovamente il titolo Costruttori conquistato già nel 2020 e quello piloti».

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