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I dubbi sull’intesa tra Ema e Olanda

Lo Spark building. È attorno a questo edificio di Amsterdam, scelto come sede provvisoria, che si gioca tutta la battaglia per l’Ema, l’Agenzia europea del farmaco. Sullo Spark si concentreranno infatti gli europarlamentari della delegazione guidata dall’italiano Giovanni La Via, che giovedì prossimo visiteranno la capitale e incontreranno il governo olandese e il board dell’Ema. E sempre contro lo Spark punta il dito il Comune di Milano, attraverso lo Studio Grimaldi che lo rappresenta e che ieri per mano dell’avvocato Francesco Sciaudone ha depositato presso il Consiglio e presso la Commissione Ue la richiesta urgente di accesso agli atti. Tutti gli atti: i documenti per la candidatura di Amsterdam secretati dal governo olandese, le valutazioni delle candidature fatte dalla Commissione, ma anche il testo dell’accordo fra le autorità dell’Aia e il board dell’Ema per individuare un terzo edificio – lo Spark, appunto – come sede provvisoria dell’Agenzia al posto dei due palazzi indicati inizialmente.
Già, perché l’unica traccia ufficiale in cui si fa riferimento a un «terzo edifico» provvisorio sembra essere il comunicato del 29 gennaio scorso del direttore generale dell’Ema, Guido Rasi. Manca all’appello qualsiasi testo scritto dell’intesa bilaterale fra l’Agenzia e il governo olandese sul nuovo Palazzo e i relativi costi. Intesa che, peraltro, è stata raggiunta dopo il 20 novembre, cioè dopo che l’Ema era stata assegnata alla città di Amsterdam.
Il dettaglio, fanno sapere dall Studio Grimaldi, non è di poco conto: non solo perché finora non ne è stata resa nota la traccia scritta, ma soprattutto perché l’accordo è tra l’Ema e un solo Paese membro della Ue. Chi può garantire per esempio i cittadini dell’Unione che nessun extra-costo dell’operazione ricadrà mai sulle loro spalle? «Ormai nessuno, non gli Stati che hanno votato sui dossier iniziali, non la Commissione, non il Parlamento europeo, tranne Ema (in parte) e le autorità olandesi conoscono come, dove e con che costi verrà realizzata la nuova sede dell’Ema», sintetizza l’avvocato Sciaudone.
Alla richiesta di visione degli atti la Commissione Ue dovrà rispondere entro 15 giorni. Al momento le istituzioni Ue non si sono ancora costituite nelle cause italiane – quella del governo e quella del Comune di Milano – avviate davanti ai giudici Ue. Oltre all’istanza urgente di accesso agli atti, Milano ieri ha presentato una richiesta di audizione davanti alla Commissione per le petizioni dell’Europarlamento. Lo stesso parlamento che attraverso una sua delegazione sarà chiamato fra una settimana a valutare se l’edificio Spark è o non è sede idonea ad ospitare i 900 dipendenti dell’agenzia dal 30 marzo 2019 al taglio del nastro della sede definitiva. Parecchi sono gli indizi che suggeriscono una sua inadeguatezza: la mancanza dei metri quadrati necessari, innanzi tutto; ma anche una distanza di 11 chilometri da quella che sarà la sede definitiva dell’agenzia. Pare, infine, che anche il capitolo istruzione mostri qualche intoppo: l’European School of Bergen, la scuola internazionale destinata ad accogliere i 550 figli dei dipendenti dell’Ema, avrebbe in realtà fatto sapere che i posti disponibili sono solo 500.

Micaela Cappellini

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