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Dubbi del Senato sulla «clausola» Iva

Dall’aumento dell’Iva agli incassi non certi sia della voluntary disclosure che dei giochi. Per non dimenticare i limiti ai bilanci comunali prodotti dall’abolizione di Tasi e Imu o ancora i possibili effetti negativi su Regioni, sanità e Province che deriverebbero dalla legge di stabilità all’esame del Senato (su questi ultimi temi si rinvia ai servizi di pagina 2). È lungo l’elenco dei dubbi sollevati dai tecnici del servizio bilancio del Senato al ddl sulla legge di stabilità. Dubbi che si accompagnano alle osservazioni e puntualizzazioni emerse ieri con le audizioni delle parti sociali e dei rappresentanti degli enti territoriali. Il giro di audizioni proseguirà oggi con la Corte dei Conti, la Banca d’Italia, l’Upb e l’Istat, per concludersi domani con l’audizione del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Ma vediamo in sintesi alcune delle principali osservazioni sollevate dai tecnici.
Al primo posto non convince la stima di gettito del Governo che potrebbe produrre la rimodulazione delle aliquote Iva del 22% e del 10% se dovessero scattare le clausole di salvaguardia messe a copertura della manovra. I dati «si basano sulle stime operate nelle relazioni tecniche associate ai provvedimenti originari». E in questo senso, aggiungono i tecnici, «l’incremento di un punto percentuale dell’aliquota Iva ordinaria» secondo il Governo varrebbe fino 4,088 miliardi di euro e sarebbe «costante nel tempo». Ma «da riscontri effettuati sulle banche dati disponibili» (bollettini delle entrate e comunicati ufficiali del Mef) per il servizio bilancio un punto in più dell’Iva sarebbe di fatto sovrastimato: «Nel 2014 – nel quale ha operato per l’intero anno l’incremento di un punto percentuale dell’Iva ordinaria – si è registrato un aumento del gettito dell’imposta di 2,189 miliardi (+1,9%), che il Mef riferisce espressamente sia al predetto incremento dell’aliquota sia agli effetti del pagamento dei debiti della Pa».
Dubbi anche sull’eliminazione di Tasi e Imu su abitazioni principali e terreni agricoli. Per i tecnici «l’aumento della dotazione del Fondo di solidarietà comunale in sostituzione del gettito Tasi per gli immobili adibiti ad abitazione principale e, con riferimento alla sola Imu, per i terreni agricoli, può determinare un irrigidimento dei bilanci comunali». In sostanza, dicono i tecnici, «si limita la possibilità di manovra dei Comuni a valere sulle proprie entrate a scapito della voce maggiormente rigida e fissa del Fondo in esame».
Lungo, poi, l’elenco delle misure che sarebbero state sottostimate dal Governo. A partire dalla platea dei beneficiari delle decontribuzioni soprattutto alla luce del successo dell’agevolazione per le assunzioni effettuate nel corso del 2015 e «considerando le previsioni di ripresa economica per il prossimo anno». In più i tecnici di Palazzo Madama chiedono al governo di pronunciarsi sul «valore dello sgravio medio» chiarendo «se possa ritenersi ispirato a criteri di sufficiente prudenzialità». Nello stesso capitolo finisce anche la cancellazione dell’Imu per gli impianti produttivi delle imprese ancorati al suolo, i cosiddetti “imbullonati”: il minor gettito complessivo, «indicato in 530 milioni di euro, sembra approssimare per difetto l’importo della perdita di gettito che nella sua componente complessiva, nonché suddivisa in Imu e Tasi, fornisce una stima totale pari a circa 603 milioni di euro». Non convincono i super-ammortamenti estesi al leasing: «sarebbe opportuno sapere se il beneficio riguarda i soli canoni o anche il prezzo di riscatto, al fine di escludere possibili maggiori oneri non rilevati, con conseguente rischio di sottostima».
Sul pubblico impiego finiscono nel mirino il turnover e gli stipendi degli statali. Nel primo caso l’irrigidimento del turnover mette ulteriormente a rischio i livelli minimi di servizio. Per questo i tecnici chiedono al Governo «adeguate rassicurazioni sulla effettiva e piena sostenibilità» della nuova stretta, visto che «negli anni più recenti le amministrazioni hanno subito già un blocco drastico dei reclutamenti».
Sugli stipendi degli statali «sarebbe utile acquisire una prima stima dell’importo pro capite, lordo e netto, e in ragione mensile ed annua, degli incrementi retributivi che saranno consentiti con le risorse stanziate». Mancano di fatto prospetti di calcolo, percentuali e aliquote che giustifichino «l’ammontare degli effetti indotti» indicati nell’allegato 3 alla stabilità. Dati che mancano anche sul canone Rai in bolletta sia in termini di evasione del tassa sul televisore sia in termini di morosità delle utenze elettriche.
Sui 2 miliardi attesi dalla voluntary disclosure i tecnici manifestano più di un dubbio anche alla luce della clausola di salvaguardia che prevede il fin troppo inflazionato aumento delle accise sui carburanti. Infine anche il miliardo e cento atteso dai giochi è fortemente in dubbio, al punto che l’aumento del Preu al 15% per le slot e al 5,5% delle Vlt potrebbe produrre effetti di delocalizzazione del settore con relativa perdita di gettito in luogo del possibile aumento stimato in 600 milioni di euro. Vari fattori, infine, non garantirebbero anche le maggiori entrate per 500 milioni attese dalle gare per il rinnovo di concessioni per scommesse, bingo e gioco a distanza.

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