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“Draghi vada avanti comunque e resista al sabotaggio Bundesbank”

ROMA — «Draghi deve andare avanti con gli acquisti dei bond in ogni caso, anche se da Karlsruhe arriva la luce rossa. La Banca centrale europea è un’istituzione indipendente, ci mancherebbe che fosse condizionata da un organismo giudiziario, pur prestigioso, di un Paese membro». Si infervora, Paul de Grauwe, classe 1946, l’economista europeo per eccellenza: ex-deputato belga, a lungo preside di economia a Lovanio, oggi dirige l’European Institute della London School of Economics ed è un ascoltato consulente di Manuel Barroso. «Siamo fuori da qualsiasi diritto: è solo un complotto della Bundesbank», attacca senza mezzi termini, facendo onore all’Arkprijs
van het Vrije Woord,
il premio che gli è stato assegnato a Bruxelles come l’economista “che parla
più chiaro del 2013”.
Quindi è vero che la Bundesbank lavora per sabotare l’euro?
«Certo, quello è fin dall’inizio il loro unico scopo. Distruggere la moneta unica. E tornare a un’economia dominata dal marco, in cui la stessa Bundesbank giocherà un ruolo di potere assoluto senza essere “una fra tante”, alla pari per esempio della Banca d’Italia, come oggi. A questo si devono opporre con forza la Commissione europea e i governi nazionali che non possono lasciare solo Draghi. E invece purtroppo questo supporto politico mi sembra che scarseggi ».
Però, valutiamo l’operato della cancelliera Merkel: il suo europeismo in fondo, pur dopo mille tentennamenti, lo ha dimostrato nel salvataggio della Grecia, poi di Cipro, ora sembra addirittura che stia ripensandoci sulla linea del rigore assoluto. Può essere accusata di “complicità” contro l’euro?
«Francamente credo anch’io che la Merkel non voglia essere ricordata nei libri di storia come la persona che ha distrutto l’euro. Però vorrei da lei un soprassalto di orgoglio: questa storia di Karlsruhe è una farsa, e qualcuno deve prendersi la responsabilità di dirlo.
La Corte costituzionale tedesca non è la Corte europea di Giustizia, ammesso che quest’ultima abbia il potere di interferire con le decisioni della Bce. Ed è da discutere che lo abbia».
Ma l’opinione pubblica tedesca è a favore o contro l’euro?
«I sondaggi dicono tutto e il contrario di tutto, sempre che dai sondaggi si possa rilevare l’umore vero di un popolo. Dipende da come si pone la domanda. Secondo me, comunque resiste un’esigua maggioranza a favore della moneta. Ma è dura per la Merkel fare la campagna elettorale a favore dell’euro ».
Una pronuncia negativa sarebbe la fine dell’euro?
«Sì, a meno che Draghi vada avanti per la sua strada e che i governanti non lo appoggino con determinazione. Un appoggio che è, per usare un eufemismo, flebile. E lui è paralizzato dal terrore. Risultato, non solo il programma Omt è bloccato ma tutte le azioni collaterali, le munizioni del famoso bazooka per migliorare la liquidità: fermi gli acquisti delle asset backed securities, congelata la cartolarizzazione dei crediti alle piccole imprese (con la creazione di titoli garantiti dal Fondo salva Stati che la Bce poi sconta), bloccato il passaggio a tassi negativi sulla liquidità detenuta dalle banche presso la Bce per spingerle a impiegare attivamente i soldi. Tutto fermo in attesa della Corte».
I mercati come reagirebbero?
«Con un’ondata di perdite, è sicuro. Si torna agli incubi di un anno fa. E intanto la recessione si aggrava, la Bce rinuncia a giocare il ruolo determinante che dovrebbe avere per la sua soluzione e il credito alle aziende non riparte. Attenzione, tutte le misure previste rispettano i trattati. È garantito: a leggerli bene, quei trattati, consentono perfino la trasformazione della Bce nel lender of last resort.
Ma figuriamoci se con questo clima si può far qualcosa: anche se giuridicamente ha ragione, la Bce è scoraggiata dall’atmosfera politica che la Bundesbank ha creato intorno ad essa».

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