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Draghi: uno spreco non valorizzare le nuove generazioni

ROMA — «Viviamo un momento cruciale nella storia dell’Unione europea» e «siamo giunti al punto in cui il processo di integrazione per sopravvivere ha bisogno di un coraggioso salto di immaginazione politica». E’ un invito ad osare di più, con fantasia, per tenere unita l’Europa quello che il presidente della Bce, Mario Draghi, lancia ai governi all’indomani dell’interlocutorio vertice di Bruxelles su crescita e Grecia. E lo fa intervenendo a Roma, alla giornata di commemorazione di Federico Caffè alla Facoltà di Economia alla Sapienza. La preoccupazione per la crisi finanziaria, economica e politica, emerge chiaramente nell’intervento di Draghi che però segnala con corrispondente determinazione la strada per venirne fuori. Un tragitto «di coraggio e immaginazione politica» che deve portare ad affiancare, dice, un growth compact, un patto per la crescita, all’esistente fiscal compact, il patto di stabilità per il rigore dei bilanci.
I giovani e la crisi
Draghi, che parla ad una platea gremita di docenti e studenti, sceglie però di iniziare il suo intervento rivolgendosi ai giovani, non solo ai tanti che lo ascoltano ma anche a quelli che, fuori dalla sala protestano, blindati da polizia e carabinieri, lanciando slogan contro «la Bce, la cancelliera Angela Merkel e la crisi». E lanciando anche uova che colpiscono l’auto di scorta del presidente della Banca centrale europea. «La crisi internazionale ha colpito tutti, ma i giovani in particolare», afferma Draghi, raccogliendo il disagio dei ragazzi e ricordando le cifre della disoccupazione giovanile. Che sono severe: tra il 2007 e il 2011 il tasso di disoccupazione è aumentato di 5,8 punti percentuali nella classe di età 15-24, di 3,5 punti nella classe 25-34 e di 1,8 punti nella classe 35-64. «Qualitativamente il profilo è simile quasi ovunque; l’eccezione significativa è la Germania», dove il tasso di disoccupazione fra i giovani tra i 15 e i 24 anni nel primo trimestre del 2012 era dell’8%; in Italia era del 34,2%, in Spagna del 50,7% e nell’area dell’euro in media del 21,9%. Numeri questi, aggiunge l’ex governatore di Bankitalia, che confermano «la iniqua distribuzione del peso della flessibilità solo sui giovani», «una eterna flessibilità senza speranza di stabilizzazione» che porta tra l’altro le imprese a non investire su di loro, destinandoli a lavori di basso valore aggiunto «come sarebbe stato un tempo fare le fotocopie» «Il sottoutilizzo delle risorse dei giovani riduce in vari modi la crescita: abbassa la probabilità di nascita di nuove imprese, determina a lungo andare il decadimento del capitale umano». Insomma, «oltre a ferire l’equità costituisce uno spreco che non possiamo permetterci».
Nuove tutele
La disoccupazione pone secondo Draghi problemi di riequilibrio delle tutele. In Italia, dice, a fronte di un’incidenza della spesa sociale sul Pil in linea con quella Ue, il sostegno ai disoccupati e alle famiglie, in particolare quelle a rischio povertà, «è su livelli pari a meno della metà rispetto a quelli europei, mentre la spesa pensionistica è nettamente superiore». E qui Draghi torna a ribadire la «debolezza degli ammortizzatori sociali» che «si accompagna con una protezione relativamente elevata del posto di lavoro», contrariamente a quanto avviene nei modelli nordici. Ma ce n’è anche per le banche. «È vitale per la crescita e l’occupazione che tornino a porsi in condizione di rifinanziare l’economia». Anche se la Bce, che con le sue operazioni di liquidità ha evitato anche in Italia un «severo rischio di restrizione creditizia» non ha strumenti per agire ulteriormente.
Spingere per la crescita
Ma è comunque sul «patto federale per la crescita» che il presidente di Eurotower insiste ricordando i tre pilastri su cui poggia. «Il più importante è quello politico: la crisi economica e finanziaria ha messo in discussione la convinzione miope che un’unione monetaria potesse rimanere solo tale, senza evolversi verso qualcosa di più stretto, più vincolante dove la sovranità nazionale sulla politica economica fa posto alla decisione comunitaria». Occorre che i governi dei paesi membri dell’euro «definiscano in modo congiunto e irreversibile la loro visione di quale sarà la costruzione politica ed economica che sorregge la moneta unica e quali debbano essere le condizioni che vanno soddisfatte perché si possa insieme arrivare a tale meta». Il secondo pilastro è quello «delle riforme strutturali specialmente, ma non solo, nel mercato dei prodotti e del lavoro». Il completamento del mercato unico, il rafforzamento della concorrenza «sono cruciali» per lo sviluppo e l’aumento dell’occupazione. «Crescita ed equità sono strettamente connesse»: senza la prima «prendono forza le tentazioni a rinchiudersi nel proprio particolare», c’è «la solidarietà scema». Senza la seconda, «l’economia si frantuma in una moltitudine di gruppi di interesse» come anche la recente storia italiana testimonia. Il terzo pilastro è costituito dal rilancio degli investimenti pubblici. In tal modo un patto per la crescita si affianca al fiscal compact, perché non può esserci crescita sostenibile senza finanze pubbliche in ordine. Sapendo che, superata l’emergenza, occorre diminuire la spesa corrente o il prelievo fiscale.

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