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Draghi: una situazione veramente difficile

Mario Draghi nelle prossime ore avrà un compito fra i più difficili che gli potevano capitare. Toccherà a lui, in prima battuta, insieme con le istituzioni della Ue, emettere una sorta di verdetto. Ieri ha ricevuto da Jeroen Dijsselbloem, presidente del board di governatori del Fondo Ems, il fondo di salvataggio europeo, una lettera ufficiale che in sostanza gli chiede, a seguito di richiesta formale di prestito da parte di Atene, se esiste un rischio di «stabilità finanziaria» della zona euro e se il debito pubblico ellenico «è sostenibile». 
Anche per riflettere su decisioni che potranno avere conseguenze politiche e finanziarie che hanno ampiamente superato i confini dell’eurozona, Draghi ieri mattina ha preso un aereo per Roma, non per Francoforte. Meglio riflettere in famiglia, a Città della Pieve, in Umbria, o magari fra gli amici del golf club Acqua Santa, storico ritrovo romano, dove ogni tanto torna il presidente della Bce.
Di sicuro, nel volo che da Bruxelles lo riportava nella Capitale, dopo una lunga serata passata a discutere di Grexit o meno con i capi di Stato e di governo dell’eurozona, aveva l’aria preoccupata. Sulle sue spalle pesa una decisione che non è inferiore alle responsabilità che in questo momento può avvertire la cancelliera Angela Merkel, che da un lato ascolta un fronte interno che vorrebbe lasciare Atene al suo destino, dall’altro non è immune dalle sollecitazioni di solidarietà che le giungono da ogni parte del mondo. Sollecitazioni che non le hanno impedito di constatare che la Bce «fornirà ad Atene liquidità sino a domenica prossima», non un giorno di più.
Con uno spirito simile, probabilmente, Draghi ieri mattina si è accomodato sul volo Alitalia diretto a Roma da Bruxelles. Come è sua abitudine non ha aperto bocca per tutta la durata del volo, se non per chiedere un quotidiano finanziario, che non era disponibile. Ha letto alcune pagine del «Corriere», poi ha sfogliato il «Wall Street Journal». Infine un po’ di musica, le cuffie di un ipod, e anche un pisolino.
«Nelle trattative delicate i problemi devono essere affrontati in modo diretto, non ha alcun senso girare loro intorno, o magari fare compromessi, quando esiste un’unica soluzione», ha dichiarato anni fa a Stefania Tamburello, confermando il profilo di uomo pragmatico, che ama soluzioni nette.
Chissà qual è la sua soluzione in questo caso. Quando il volo atterra a Fiumicino accetta di scambiare due battute con un cronista. La macchina di cortesia di Adr lo attende sotto la scaletta dell’aereo. Il caldo afoso di Roma soffia dentro l’aereo non appena si apre il portellone. Gli viene chiesto: presidente il dossier Grecia si chiude? «Non lo so, questa volta è veramente difficile>, sibila l’ex governatore di Bankitalia. E se la Grecia si rivolgesse a Mosca: la voce resta flebile, Draghi l’accompagna con un sorriso appena accennato: «Ma no, non hanno soldi nemmeno loro…».

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