Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Draghi: troppe banche per tornare a guadagnare devono ristrutturarsi

Non si può dare sempre la colpa di tutti i mali alla Bce, come amano fare i tedeschi. E Mario Draghi ha replicato ieri alle loro frequenti accuse di distruggere la redditività delle banche attraverso i tassi di riferimento ai minimi storici. Ci sono altri fattori, secondo studi condotti da analisti della Bce, che si mangiano i margini di profitto delle banche. Uno, ad esempio, è che nell’area dell’euro ce ne sono troppe.
Certo, i tassi al lumicino contribuiscono a far calare i profitti, ma Draghi ha ricordato che i rendimenti reali a lungo termine sono in discesa da due decenni anche a causa di altri fattori come i cambiamenti tecnologici e demografici. «Ma anche un settore bancario troppo grande influisce negativamente sulla redditività degli istituti di credito»; e un numero eccessivo di istituti «accentua anche la competizione », oltre a «schiacciare i margini» di profitto. E in ogni caso i tassi ai minimi contribuiscono anche positivamente ai bilanci, migliorati «da flussi maggiori di credito e oneri minori delle perdite sui crediti».
E, a proposito dei malumori che si registrano in Germania sulle mosse dei guardiani dell’euro, ora alcuni politici minacciano, come scrive il
Financial Times,
di trascinare la banca centrale di nuovo davanti alla Corte costituzionale, se il quantitative easing dovesse essere ampliato in un certo modo. A fine anno molti analisti si aspettano che insieme alle previsioni macroeconomiche aggiornate, Mario Draghi annunci un’estensione degli acquisti dei titoli pubblici e privati da 80 miliardi al mese oltre marzo del 2017.
Ma i banchieri centrali stanno cercando di capire come, anzitutto per una serie di problemi tecnici. Uno è che i bond governativi più comprati, in proporzione, sono quelli tedeschi e il mercato si sta rapidamente prosciugando. L’altro è che la corte di Karlsruhe ha già imposto dei paletti alle quantità di titoli sovrani che possono essere comprati (attualmente il limite è il 33% di quelle emesse dai singoli Paesi). Ora si potrebbero aggiungere nuovi problemi legali – e nuovi limiti – se dalla Germania partissero nuovi ricorsi. Intanto, il presidente della Bce ha toccato ieri un altro punto dolente: quello dello shadow banking, un settore che si muove al di sotto dei radar della vigilanza e nasconde molti rischi. Proprio il “nuovo mondo” dei rendimenti azzerati sta spingendo una fetta importante dell’attività finanziaria verso quei mercati opachi. «Visto che una parte dell’intermediazione finanziaria si sta spostando dalle banche alle non-banche, dobbiamo adeguare il nostro quadro regolamentare », ha sottolineato il presidente della Bce. C’è urgenza, ha aggiunto, di «identificare i rischi di migrazione» verso il settore bancario- ombra «e sviluppare strumenti per mitigarli». Un ultimo punto citato ieri da Draghi è quello dell’eccessiva dipendenza delle imprese dalle banche (punto dolente di Paesi come l’Italia). Va sviluppato maggiormente il mercato dei capitali: perciò l’Esrb, il board che vigila sulle attività finanziarie nella Ue, e la Bce sostengono l’iniziativa della Commissione Ue per creare un’unione dei mercati dei capitali.

Tonia Mastrobuoni

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Ai due estremi ci sono Generali e Unicredit: promossa a pieni voti la prima (almeno dagli investitor...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La pace con Vivendi in Piazza Affari vale 35 milioni di capitalizzazione. Dopo una fiammata in avvio...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

er la prima volta da molti anni un rialzo dei tassi d’interesse si affaccia negli scenari della po...

Oggi sulla stampa