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Draghi tratta con Pd e sindacati “Ma sugli appalti serve velocità”

Stralciata la norma sul massimo ribasso, resta sub judice la liberalizzazione dei subappalti: la prova che il braccio di ferro sulla proroga della soglia al 40%, fissata dal precedente governo, non è ancora concluso.
Arriva dal nuovo testo sulle Semplificazioni, che ha inglobato le regole sulla governance del Pnrr, il segnale atteso dal Partito democratico dopo giorni di tensione lungo la tratta Nazareno-Chigi. Durante la cabina di regia convocata da Draghi per sciogliere gli ultimi nodi che frenavano l’approdo del decreto in Consiglio dei ministri (previsto nel pomeriggio), sulle due richieste avanzate dal capodelegazione dem Andrea Orlando, una è stata accolta, l’altra è in fase di approfondimento. Ma, cosa ancor più importante per il segretario Enrico Letta — impegnato al mattino in un «lungo e proficuo» faccia a faccia chiarificatore con il premier — è stata confermata la clausola di premialità voluta con forza dal Pd per le imprese che assumeranno giovani e donne.
Durato un paio d’ore, il vertice di maggioranza non è stato privo di frizioni. Specie quando è stato fatto notare al premier come nessuno dei ministri avesse fin lì avuto modo di leggere il testo sulla governance del Recovery, illustrato dal sottosegretario Roberto Garofoli solo a voce, e nemmeno l’ultima versione del Semplificazioni. Mentre Orlando e Speranza hanno insistito sulla necessità di un incontro con i sindacati — già sul piede di guerra per la proroga negata allo stop dei licenziamenti — per coinvolgerli in un processo da cui non potevano restare esclusi.
Suggerimento che Draghi ha accettato di buon grado, convocando per il pomeriggio stesso un tavolo con i leader di Cgil, Cisl e Uil. Utile anche a ribadire alcuni punti fermi che sembrano sfuggire sia ai partiti, sia alle parti sociali. Intanto sui tempi: l’accordo con la Commissione Europea — ha fatto presente l’ex banchiere centrale — è di licenziare in Cdm il decreto entro la fine di maggio. Un aspetto fondamentale per poter accedere subito alla prima tranche dei fondi Ue. Fondi che, è stato ribadito, vanno spesi di rigore entro il 2026: un orizzonte non particolarmente lungo alla luce dei profondi cambiamenti che dovrà subire la macchina dello Stato per essere sicuri che questo avvenga.
Sul fronte degli appalti, ha poi spiegato Draghi, il governo deve semplificare se si vuole accelerare sulla realizzazione dei progetti, senza tuttavia indebolire, anzi rafforzando le cautele e la tutela del lavoro. Parole che hanno rassicurato i sindacati. Entrati però in allarme quando il premier, dopo aver garantito che «non è previsto alcun allargamento della pratica del massimo ribasso», ha ricordato che sul tema del subappalto la normativa europea ha di fatto liberalizzato quest’area, facendo cadere i limiti imposti nell’ordinamento italiano. C’è quindi la necessità — ha precisato Draghi — di tenere insieme il rispetto del diritto Ue con la massima tutela del lavoro e della legalità. Segno che la partita sul subappalto è ancora aperta e foriera di un nuovo scontro, visto che né il Pd né i confede rali intendono cedere. Questi ultimi tuttavia gratificati perché saranno coinvolti nella cabina di regia sul Pnrr, mediante la costituzione di un tavolo permanente a palazzo Chigi.
Il più soddisfatto di tutti sembra però Letta, reduce da oltre un’ora di colloquio con Draghi: il disgelo dopo il brutale botta e risposta sulla dote per i 18enni. «Sintonia piena per accelerare le riforme », twitta il segretario dem. Quindi coi suoi si lascia andare: «È andata bene. Chi prova a raccontare accenti di ostilità o tensione tra il Pd e il premier è fuori strada». I seminatori di zizzania, dentro e fuori il governo, sono avvertiti.
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