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«Con Draghi torna la fiducia, priorità agli investimenti»

Senatore Renzi, diamo un senso a questa storia: in meno di un mese ritiro della delegazione di Italia Viva dal Conte 2 e arrivo di Mario Draghi. Era questo l’approdo fin dall’inizio?

Un mese fa questo finale era solo un sogno. Oggi è realtà, grazie alla guida di Sergio Mattarella e al coraggio di Mario Draghi. Ora penso sia più chiaro come l’apertura della crisi – gesto per il quale siamo stati molto criticati – in realtà abbia aiutato il Paese ad avere un governo migliore. Noi non volevamo qualche poltrona in più ma solo dare più qualità all’azione dell’esecutivo. Draghi non ha ancora giurato ma già le aziende in borsa valgono già il 10% in più rispetto a una settimana fa. E sono certo che presto gli effetti arriveranno anche alle piccole e medie realtà. Chiamatelo effetto fiducia: quando metti le persone competenti al posto giusto le cose cambiano. Sono orgoglioso e felice per il mio Paese. Italia Viva conterà di meno nel governo, ma l’Italia conterà di più nel mondo.

C’è stato gioco di sponda con la Lega di Matteo Salvini? Conte e il Pd sembrano accusarla di questo…

No. Salvini e io siamo avversari politici ormai da vent’anni e continueremo a esserlo. La sua svolta europeista è però una buona notizia per l’talia. Tardiva ma buona. Noi abbiamo assistito nel 2019 alla conversione all’Europeismo di Conte che prima si definiva sovranista. Nel 2020 si è convertito Di Maio che prima flirtava con i Gilet Gialli e adesso segue Macron. Il 2021 pare essere l’anno della conversione di Salvini. Magari il prossimo anno tocca alla Meloni, chi può dirlo? I miracoli sembrano ripetersi. Quanto a Conte e a Zingaretti, dicono il falso. Vorrei ricordare che Conte con Salvini ha fatto un governo e firmato leggi impresentabili insieme. E che Zingaretti ha fatto di tutto per andare a votare nel 2019, scelta che avrebbe regalato il Paese a Salvini per cinque anni. Prima di parlare di miei accordi con Salvini la decenza vorrebbe che Conte e Zingaretti si interrogassero sul loro recente passato. Capisco che non abbiano le idee chiarissime sul futuro, ma per il passato è sufficiente leggere i giornali.

Che idea si è fatto durante le consultazioni sull’agenda Draghi, è anche la sua? Avremo un Recovery plan nuovo di zecca?

Deciderà il Premier. Nel corso delle consultazioni abbiamo anche cercato di trovare qualche punto su cui non eravamo d’accordo, ma fortunatamente non ci siamo riusciti. In effetti tutto ciò che Draghi ha detto, dall’europeismo all’atlantismo, dalla scelta di lavorare sugli investimenti e di cambiare approccio sui vaccini ci ha visto entusiasti sostenitori. Diciamolo con forza: l’Italia non ha mai avuto tanti soldi da spendere, mai. L’idea che il responsabile del Governo che deciderà gli investimenti sia Mario Draghi fa tirare un sospiro di sollievo a tutti, destra e sinistra. E permetterà agli italiani di ritrovare la fiducia smarrita in questi tempi di paura. Il Sole 24 Ore ha scritto che ci sono 160 miliardi di euro fermi negli istituti di credito: se il nuovo Governo desse la tranquillità che da tempo manca e permettesse ai risparmiatori di tornare a spendere / investire già questa manovra segnerebbe una svolta epocale. Serve un Recovery Plan diverso, certo. Ma servono anche la fiducia e il buon senso, due elementi che Draghi ha: 160 miliardi di euro, ci rendiamo conto?

Draghi ha un po’ a sorpresa inserito la riforma fiscale tra quelle necessarie a implementare il Piano di rilancio: non teme che possa ritornare la tassazione sulla prima casa 0 l’aumento delle imposte indirette?

Le parole del Presidente incaricato sono state chiare: no a nuove tasse. Capitolo chiuso. La riforma fiscale è ovviamente una priorità e io spero che Draghi rilanci la semplificazione nel pagamento delle tasse: la precompilata, la fatturazione elettronica, l’incrocio delle banche dati possono rendere più semplice il rapporto Stato-cittadini. Per me prima delle aliquote viene la semplificazione: insistiamo anche su questo.

Per molti mesi l’attivazione del Mes sanitario è stato tema divisivo tra il M5s da una parte e Iv e Pd dall’altra. Ora sembra essere uscito di scena…

Il miglioramento della situazione finanziaria – grazie alla positiva conclusione della crisi di governo – rende meno conveniente di prima l’attivazione del Mes. Ma io non avrei dubbi e lo prenderei comunque: abbiamo bisogno di interventi massivi su sanità, ricerca, medici e infermieri. In ogni caso rispetteremo le decisioni del Premier sul punto. Lo abbiamo fatto con Conte, figuriamoci se non lo faremo con Draghi.

Con Draghi ci sarà una svolta anche sul piano vaccini e sulla gestione della pandemia?

Assolutamente sì. Altro che primule e il solito supercommissario a tutto. Qui bisogna accelerare con efficienza e tecnologia. Prima ci vacciniamo, prima usciamo da questo disastro: Israele indica la via. Ma anche Uk e Usa su questo vanno meglio di noi. Draghi mi è parso avere le idee molto chiare sul punto, sono certo che le Regioni non si metteranno di traverso. Anche se prima o poi qualcuno dovrà modificare questo benedetto Titolo V che rende difficile la gestione del rapporto tra Stato e Regioni.

Sul lavoro quali sono le sue aspettative? Pensa che si supererà la filosofia del reddito di cittadinanza per tornare a quella del Jobs act?

Personalmente me lo auguro. Ma prima di qualsiasi cosa partirei dal mettere a posto ciò che non funziona, a cominciare da Inps e Anpal. L’arrivo di Draghi è foriero di un messaggio di speranza: nel posto giusto vanno messe le persone giuste, non gli amici degli amici. A me questa sembra la priorità. Noi siamo una Repubblica democratica fondata sul lavoro, non sui sussidi. E a forza di assistenzialismo il debito pubblico esplode. Sono temi che Draghi maneggia perfettamente ma che devono diventare patrimonio comune di tutte le forze parlamentari. Coloro che ignorano questa esigenza sono i nuovi negazionisti, i negazionisti del debito pubblico. Pericolosi per sé e per gli altri come i negazionisti del virus.

Con la Lega “europeizzata” si profila un ritorno al bipolarismo. Lei da che parte starà? In questo quadro è ancora favorevole a un sistema elettorale maggioritario?

Mi sembra che in questo Parlamento non ci siano i numeri per tornare al proporzionale. Può darsi che sbagli, per carità, ma non vedo il proporzionale all’orizzonte. Quello che accadrà dipenderà molto da come vorrà ripensare se stesso il gruppo dirigente del Pd. La posizione “O Conte o morte” era inspiegabile prima che sbagliata. Se il Pd vorrà insistere su una strategia kamikaze con un patto di ferro insieme a Leu e Cinque Stelle, beh, per noi di Italia Viva si aprirà una prateria interessante. Tuttavia oggi mi interessano più i vaccini e i posti di lavoro che il futuro politico che costruiremo da qui a due anni.

Sarà un governo più tecnico o anche politico? Potrebbe entrare in prima persona?

Deciderà il Premier. Noi lo appoggeremo comunque, senza chiedere nulla. Ovviamente se ci sarà spazio saremo felici di collaborare con nostri ministri e sottosegretari. Ho messo solo un veto personale, questo sì: un veto personale… a me stesso. Io non sono e non sarò della partita. Italia Viva ha un grande futuro davanti e tante professionalità spendibili. Io darò una mano da fuori.

E ora, che cosa farà da grande Renzi?

Sono già grande. Ormai ho 46 anni. E avverto il bisogno di rifiatare un po’: ho patito molto l’ondata d’odio costruita sui social e sapientemente rilanciata da tanti mezzi di comunicazione. Eppure aver rischiato tutto, nel momento di massima aggressione mediatica, è una scelta che è stata utile all’Italia perché ha portato al governo del miglior Premier possibile in questa fase. Non mi aspettavo ringraziamenti ma mi hanno fatto male le scariche di violenza verbale. Adesso che tutti iniziano ad apprezzare la svolta Draghi, per me la priorità diventa riprendere la tranquillità della mia vita. Continuando a fare il senatore di Firenze e cercando di valorizzare le centinaia di ragazzi che ogni anno fanno formazione politica con noi.

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