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Draghi tenta la svolta Sulle banche in crisi l’ipotesi di far pagare i grandi creditori

La Banca centrale europea starebbe preparando una svolta, incoraggiando l’Eurogruppo ad adottare la regola di imporre perdite anche ai detentori senior (privilegiati) di obbligazioni bancarie, in vista della riunione dei ministri finanziari della moneta unica prevista per dopodomani. Una riunione importante, nella quale si dovrebbero definire anche gli ulteriori passi riguardo allo scudo salva Stati e agli aiuti da concedere alle banche spagnole, di cui 30 miliardi dovrebbero essere erogati in tempi brevi, fino a un massimo di 100 miliardi. Per questa ragione, già ieri erano in corso all’Eurotower di Francoforte grandi movimenti fra i banchieri centrali, in preparazione della riunione di questa sera e di dopodomani del Consiglio direttivo. Sul tappeto, probabilmente, anche l’unione bancaria, e un progetto dei banchieri centrali sulle competenze della Bce nella vigilanza paneuropea, legata al piano di risanamento e risoluzione delle banche, in preparazione a Bruxelles.
Il presidente della Bce Mario Draghi, nel corso dell’ultimo Eurogruppo, avrebbe sostenuto la necessità di coinvolgere per la prima volta anche i detentori senior (oltre agli azionisti e ai detentori di titoli ibridi), delle obbligazioni bancarie spagnole. Un’opzione che i ministri finanziari non sembra abbiano (ancora) accettato, al punto che Bruxelles ha smentito, sostenendo che nei verbali si parlerebbe solo di perdite per gli azionisti e dei possessori di titoli subordinati.
D’altra parte, la Bce non commenta. Ma da dietro le quinte dell’Eurotower filtra che, in realtà, l’opzione presentata dall’ex governatore di Bankitalia rispecchia la proposta avanzata dalla Commissione all’inizio di giugno, per il risanamento e la risoluzione degli istituti bancari europei. La quale, per assicurare che «le autorità», in futuro, se la situazione finanziaria «si deteriorerà irrimediabilmente, garantiscano il salvataggio delle funzioni essenziali» degli istituti, evitando che i costi ricadano sui contribuenti. E «facendoli invece ricadere sui proprietari e sui creditori della banca». Secondo il Financial Times Deutschland, la Bce punterebbe a realizzare il progetto prima del 2018, l’obiettivo scelto dalla Commissione.
Secondo fonti vicine alla Bce, la nuova opzione delineata dal presidente Draghi rispecchia una svolta avvenuta anche in una teleconferenza del Consiglio direttivo avvenuta prima dell’ultimo Eurogruppo. Una nuova posizione, dimostrata ieri anche da vari interventi di membri del Consiglio, fra cui quello del governatore spagnolo Luis Maria Linde, riguardo agli istituti «non abbastanza forti», che dovranno essere smantellati «in modo ordinato». Invece, ai tempi della crisi irlandese, quando si trattava di decidere una perdita per i detentori senior dei bond bancari, propugnata dal governatore Michael Noonan, la Bce si era opposta. Non stupisce quindi che ieri Noonan, in visita da Draghi per discutere della stabilità del mercato finanziario irlandese, abbia sostenuto che «ogni cambiamento» nel salvataggio di un Paese dell’eurozona avrà un impatto su Dublino.
Che cosa è avvenuto a far cambiare idea al Consiglio? Se la Bce assumerà il ruolo di autorità unica di vigilanza europea — un progetto per il quale la Bce sarebbe pronta «da domani», ha detto il governatore francese Christian Noyer a Handelsblatt — si troverà a confrontarsi con i rischi del mercato dei bond bancari, pari, secondo il quotidiano Ftd, a 1.500 miliardi. E dovrà probabilmente decidere anche in materia di risanamento e risoluzione delle banche, coinvolgendo gli investitori privati. Daniel Gros, direttore del Ceps, think tank di Bruxelles, vede Draghi come «più tedesco» di altri banchieri centrali, in quanto sembra «preferire di non trascinare a tempo indefinito una situazione difficile, per proteggere lo stato spagnolo e spezzare il circolo vizioso fra debito sovrano e quello bancario».

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