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Draghi: tassi giù, Italia un po’ più competitiva

I tassi europei resteranno bassi «ancora a lungo» perché la vera minaccia che grava sulla zona euro è quella di «una recessione prolungata». Davanti alla commissione economica del Parlamento europeo, il presidente della Bce Mario Draghi ha confermato ieri quella che per la Banca centrale europea viene considerata una piccola rivoluzione: un impegno di lungo periodo ad una politica «accomodante » mirata a sostenere il rilancio dell’economia. Questa strategia sarà perseguita da Francoforte sia con il mantenimento dei tassi «all’attuale livello se non ad un livello inferiore», sia con il proseguimento delle Omt, “Outright Monetary Transactions”, cioè la disponibilità ad intervenire sul mercato secondario dei titoli di statoper contenere lo spread ed evitare che questo ostacoli la trasmissione della politica monetaria.
« La Bce continuerà ad approvvigionare il sistema con liquidità abbondanti. La nostra politica monetaria continuerà ad essere accomodante», ha spiegato Draghi agli eurodeputati, perché «il principale rischio sistemico che vedo attualmente è quello di una recessione prolungata». Il presidente della Bce ha tuttavia spiegato che le previsioni di Francoforte sono che già a fine anno l’Eurozona possa dare «contenuti segnali di ripresa». Il problema di fondo resta quello della competitività. Su questo fronte si sono fatti «pochi progressi » nell’area euro, ma ci sono «segnali incoraggianti » che arrivano da Spagna e Italia.
Draghi ha però deluso le aspettative di quei politici che, anche al Parlamento europeo, sollecitano la fine della politica di rigore. «Il consolidamento dei conti pubblici è inevitabile perché, in caso contrario, i tassi tornerebbero a salire», anche se « ilpunto di vista della Bce è che il risanamento andrebbe fatto in maniera più’ favorevole alla crescita», riducendo le spese piuttosto che aumentando le tasse. «Noi alla Bce continuiamo a dire: non vanificate gli sforzi fatti fino ad ora, anche se il disagio sociale, in alcuni Paesi, è una tragedia».
Sul fronte della crisi greca, ieri i ministri finanziari della zona euro hanno deciso di sbloccare una nuova rata di prestiti. Nelle prossime settimane, Atene riceverà quattro miliardi di euro, versati in parte dal fondo salva stati e in parte dalle banche centrali europee che restituiranno gli interessi lucrati sui primi prestiti. A fine luglio l’Fmi dovrebbe decidere di sbloccare 1,8 miliardi di prestiti, mentre entro ottobre arriverà nelle casse di Atene un altro miliardi di prestiti europei.
Il versamento dei soldi, però, sarà condizionato all’avvio, entro il 19 luglio, delle riforme che il governo ha promesso, in particolare quella della pubblica amministrazione, che dovrebbe mettere in mobilitàdodicimila dipendenti pubblici.
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