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Draghi: «I tassi così bassi? Mancano gli investimenti»

Dopo la reazione a caldo («la Bce non obbedisce ai politici»), il presidente della Bce, Mario Draghi, decide di dare una lezione «sulle cause dei bassi tassi di interesse». L’occasione è il seminario organizzato dall’Asian Development a Francoforte, in realtà Draghi parla ai tanti tedeschi, incluso il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble, che criticano la politica monetaria dei tassi bassi di interesse che — l’accusa – danneggia i risparmiatori, soprattutto in Germania.

Nel giorno in cui l’euro torna sopra quota 1,15 sul dollaro, ai massimi da 9 mesi, Draghi riconosce «che i bassi tassi di interesse non sono innocui», perché mettono sotto pressione non solo banche, fondi pensione, e compagnie assicurative, ma hanno un impatto anche sui pensionati e sui fondi pensione di chi non ha ancora lasciato il lavoro. Ma i tassi bassi «non sono il problema», sostiene Draghi. «Sono il sintomo di un problema sottostante, che è una domanda di investimento insufficiente in tutto il mondo di assorbire tutto il risparmio disponibile». A spingere in basso i tassi di interesse è questo: l’eccesso di risparmi rispetto agli investimenti redditizi, insiste il presidente della Bce. Perciò «il modo giusto per affrontare le sfide poste dai tassi bassi non è quello di cercare di sopprimere i sintomi, ma combattere la causa di fondo».

Nella sua analisi sulle cause strutturali della riduzione del ritorno reale sugli investimenti, Draghi non risparmia la Germania, che «ha un surplus superiore al 5% del Pil da quasi un decennio». In passato era facile ribilanciare gli squilibri, ma «in un mondo in cui i ritorni reali sono bassi ovunque, semplicemente non c’è abbastanza domanda di capitale da nessuna parte per assorbire l’eccesso di risparmio senza un declino dei rendimenti».

Che torna a chiedere «riforme strutturali per aumentare la produttività e rendere gli investimenti più attraenti». Finora le banche centrali hanno dato una risposta di breve periodo. «Se le banche centrali non avessero agito, cioè avessero mantenuto i tassi di interesse troppo alti rispetto ai loro livelli reali , investire non sarebbe attraente», sostiene Draghi. Ma non basta: «Nell’eurozona serve una politica espansiva di stabilizzazione macroeconomica che sostenga la domanda, partendo naturalmente dalla politica monetaria».

Anche i dubbi sul futuro dell’eurozona e dell’Unione Europea in generale contribuiscono all’incertezza di risparmiatori e aziende, e frenare consumi e investimenti. Per rimuoverla Draghi suggerisce «una riforma istituzionale dell’Unione Europea e della zona euro. «Per tutti coloro che vogliono un ritorno a livelli più normali dei tassi di interesse, questa è una parte essenziale della soluzione».

Il governatore della Banca d’Italia Vicenzo Visco, in un’altra assise, è invece intervenuto sulla riforma sulle esposizioni delle banche europee al debito sovrano: «I potenziali benefici sono incerti, mentre i costi potenziali potrebbero essere considerevoli», ha detto Visco consigliando «un atteggiamento prudente»

Giuliana Ferraino

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