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Draghi: tassi bassi, ripresa più vicina. Borse in rialzo, Milano su del 2%

FRANCOFORTE — «Dopo sei trimestri di contrazione economica nell’eurozona, i recenti indicatori sulla fiducia hanno mostrato qualche ulteriore miglioramento» e confermano «le aspettative di una stabilizzazione dell’attività economica a un livello basso». Per il presidente della Bce Mario Draghi, anche se ci sono ancora «rischi al ribasso» e «restano basse le condizioni del mercato del lavoro», la crescita migliora nel corso del secondo semestre, e il «miglioramento generale nei mercati finanziari» sembra essersi «gradualmente» trasmesso all’economia reale.
E a questo proposito, pur senza citare direttamente l’Italia — «non commento sulla politica dei singoli Paesi» — il numero uno di Eurotower ha sottolineato che «non esiste un Paese nell’eurozona che non abbia compiuto miglioramenti» rispetto a un anno fa. Mentre ha ricordato come tutti i Paesi dell’area dell’euro, considerati vulnerabili, abbiano fatto, chi più chi meno, progressi in settori quali «il consolidamento fiscale, la raccolta bancaria e le riforme del mercato del lavoro». E anche in Spagna e in Italia si sono realizzati «avanzi nelle partite correnti». In generale, i dati dimostrano quindi che «qualcosa è avvenuto per far aumentare la competitività», grazie al sostegno della Bce, ma anche a passi «significativi» compiuti dai singoli Paesi e nella governance dell’eurozona. Per questo è necessario proseguire nelle riforme strutturali e nell’unione bancaria e proseguire nel risanamento dei conti pubblici, ma con politiche «favorevoli alla crescita».
Un cauto ottimismo, quello mostrato ieri dal presidente della Bce al termine della riunione del Consiglio direttivo, nella quale i 23 banchieri centrali hanno lasciato i tassi di interesse invariati allo 0,5%, confermando tuttavia all’unanimità l’orientamento a mantenere tassi costanti o in ribasso — «non abbiamo ancora raggiunto quota zero» — per un periodo prolungato di tempo, insieme a un’ampia liquidità «per tutto il tempo necessario», almeno fino a luglio 2014.
Le parole di Draghi hanno spinto le Borse, sospinte anche da dati più positivi sugli acquisti manifatturieri negli Usa, ai massimi da due anni. Milano ha guadagnato il 2,04%, Francoforte l’1,63%, Parigi l’1,25% e Londra lo 0,92% e l’indice S&P ha sfondato quota 1700 punti, il massimo di tutti i tempi. In crescita anche l’euro, a 1,3216, mentre lo spread fra i Bund e i Btp è calato a 270 punti.
Inoltre, per quanto riguarda la pubblicazione dei verbali delle riunioni del Consiglio, Draghi ha confermato un piano allo studio entro l’autunno da sottoporre ai governatori «per migliorare la comunicazione», ma che non leda in nessuno modo l’indipendenza dei singoli governatori o la credibilità acquisita dalla Bce.

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