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Draghi: tassi ancora bassi e nuovi prestiti alle banche “È allarme per la crescita”

Mario Draghi passerà alla storia per aver salvato l’euro e per aver scongiurato la deflazione in Europa. Ma anche per essere il primo presidente della Bce a non aver mai alzato i tassi di interesse. L’italiano che ha condotto il continente con mano ferma attraverso la più grave crisi economica di sempre ha promesso ieri che fino alla fine del 2019 — quindi oltre il suo mandato che scade a novembre — « i tassi di interesse rimarranno agli attuali livelli». E “diversi” membri del board, ha puntualizzato, avrebbero voluto persino allungare l’orizzonte dei tassi a zero « fino a marzo del 2020».
Zittiti i falchi nordeuropei che si sono rapidamente allineati alle sue decisioni per il pesante peggioramento dell’economia anche nei loro Paesi, Germania in testa, Draghi si è rimesso l’elmetto e ha anche annunciato una nuova, generosa operazione di liquidità per le banche. Tutte decisioni che il consiglio direttivo «ha preso all’unanimità », ha sottolineato il presidente della Bce, aggiungendo che «è il segno della nostra coesione » . Un dettaglio fondamentale, in questa fase difficile. L’emergenza non è finita, questo il messaggio di fondo della conferenza stampa di ieri. E la Bce torna in trincea. « Quando sei in una stanza buia, fai dei piccoli passi. Non corri, ma comunque ti muovi » : Draghi ha sintetizzato così la sua strategia. Ma quel buio, dopo l’iniziale euforia per la mossa a sorpresa sulla liquidità, ha spaventato i mercati. Gli investitori e gli operatori finanziari di ogni latitudine che sulle prime avevano festeggiato una decisione che si aspettavano soltanto nei prossimi mesi, hanno cambiato repentinamente umore quando si sono resi conto dei numeri.
È raro, come fa notare l’economista Lorenzo Codogno, che la Bce riveda così pesantemente le stime di crescita. Ieri Francoforte ha ricalcolato talmente a ribasso le previsioni che i mercati si sono allarmati e, dopo un picco di allegria, hanno affondato i listini. Per la Bce l’economia crescerà non dell’ 1,6% quest’anno, ma soltanto dell’1,1%. L’anno prossimo il Pil raggiungerà l’1,6% invece dell’1,7% pronosticato appena tre mesi fa. Nel 2021 resta la stima dell’1,5%.
E il problema, per chi ha lo sguardo acuto come i banchieri centrali, è che l’obiettivo programmatico del 2% di inflazione non sarà raggiunto neanche nel 2021, quanto appena l’ 1,6%. Anche questo mette di cattivo umore i mercati. Ma regala anche margini a Draghi per mantenere la guardia alta: la debolezza dell’andamento dei prezzi al consumo è un argomento inoppugnabile contro i falchi.
Se Draghi ha rassicurato che i rischi di una recessione o, peggio, di una perdita di controllo sulle aspettative di inflazione «sono molto bassi » , è vero anche che sulle prospettive non pesano soltanto «le tensioni sul commercio internazionale » , « il protezionismo » trumpiano o altri fattori esterni. Pesano anche i problemi del settore auto in Germania, ha precisato il numero uno della Bce. E pesa «certamente » la debolezza dell’Italia.
La Banca centrale avvierà l’atteso programma di prestiti alle banche, il Tltro, da settembre di quest’anno a marzo del 2021. Un modo per mantenere fluido il mercato del credito, e con un’operazione di liquidità architettata in modo tale da favorire i prestiti alle imprese e dunque una boccata di ossigeno all’economia. Draghi ha anche ammesso che le primissime operazioni di questo tipo avevano favorito soprattutto il carry trade: con i prestiti agevolatissimi le banche avevano riempito i bilanci di titoli di Stato. Il senso è invece che quella liquidità venga girata alle imprese.

Tonia Mastrobuoni

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