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Draghi: subito riforme strutturali

di Alessandro Merli

Il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, rilancia la necessità di riforme strutturali per trasformare la crisi in un'opportunità e rilanciare la crescita. E insiste sul ruolo della politica monetaria nel garantire la stabilità dei prezzi come miglior contributo della Banca centrale europea alla soluzione dei problemi anche nei paesi più deboli dell'area dell'euro. Negli ultimi giorni, dopo il ritiro del presidente della Bundesbank, Axel Weber, il nome di Draghi è quello circolato con maggiore frequenza per la successione di Jean-Claude Trichet alla guida della Bce e ogni sua parola è scrutinata con la massima attenzione dai mercati finanziari. Anche ieri, alla sede bolognese della Johns Hopkins University, in una lezione commemorativa dell'economista Enzo Grilli, di cui è stato collega alla Banca mondiale e amico, il governatore ha ribadito il messaggio di ortodossia monetaria espresso recentemente in diverse occasioni.

Draghi ha ricordato, fra i principali insegnamenti di Grilli anche nei suoi articoli per Il Sole 24 Ore, l'insistenza sulle riforme strutturali. «Per contribuire a trasformare il dopo-crisi in un'opportunità – ha detto il numero uno della Banca d'Italia – è necessario procedere, ora più che mai, alle riforme strutturali. Riforme capaci di migliorare tassi di crescita alti e sostenibili». Il governatore ha sottolineato anche che l'attuazione delle riforme strutturali nelle economie avanzate e in quelle emergenti può portare al ribilanciamento della domanda interna fra i paesi in surplus e quelli in deficit nei conti con l'estero, in particolare Stati Uniti e Cina. Il tema è stato al centro delle discussioni nell'incontro dei ministri finanziari e dei banchieri centrali del G-20 lo scorso fine settimana a Parigi.

Il principale ostacolo alla ripresa, ha sostenuto Draghi, oggi non è il livello dei tassi d'interesse, che non sono mai stati così bassi, ma il premio al rischio per alcuni paesi. «Il modo migliore per abbassarlo – ha affermato – è tenere ben ancorate le aspettative di inflazione. La stabilità dei prezzi giova a tutti, non solo ai paesi forti». Nella recente crisi globale, ha sostenuto, la Bce è stata la più rapida e la più flessibile a reagire, in questo modo riducendo l'impatto della crisi, la cui responsabilità va attribuita soprattutto, secondo Draghi, «al deliberato smantellamento delle regole della finanza nei tre anni precedenti». Proprio della riscrittura e del coordinamento di queste regole, si sta ora occupando, su incarico del G-20, nella sua veste di presidente del Financial Stability Board.

Ancora una volta, Draghi ha citato l'esempio tedesco. E lo ha fatto sottolineando l'importanza della crescente domanda dai paesi emergenti, che rappresenta il 60% dell'incremento del commercio mondiale nella ripresa dell'economia. Questa domanda, ha ricordato il governatore, concentrata specialmente su beni capitali e beni di consumo durevoli ha dato un contributo importante alla ripresa nei paesi avanzati, in particolare in Germania. Sul commercio internazionale, Draghi ha puntato il dito sui pericoli che verrebbero creati dal fallimento del negoziato del Doha Round, in corso ormai da dieci anni: fallimento, ha detto, che «minaccerebbe il processo di riequilibrio dell'economia globale nel quale la comunità internazionale è impegnata».
 

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