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Draghi: subito la garanzia unica sui depositi

Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, insiste per il completamento dell’unione bancaria con la creazione di un sistema comune di assicurazione dei depositi. «Perché la moneta sia veramente unica – ha detto a una conferenza che celebrava il primo anniversario del meccanismo di vigilanza unico sulle più importati banche dell’eurozona – c’è bisogno di tutti e tre gli elementi dell’unione bancaria: la vigilanza unica, il meccanismo di risoluzione e uno schema uniforme di assicurazione dei depositi». I depositanti, ha sottolineato Draghi, devono avere una protezione simile indipendentemente dal Paese in cui si trovano.
Alla stessa conferenza, il commissario europeo per i servizi finanziari, Jonathan Hill, ha ribadito che la Commissione presenterà la sua proposta entro la fine dell’anno e che questa sarà basata su una forma di riassicurazione che comprenda gli schemi nazionali. Sia Draghi sia Hill hanno sostenuto che la costituzione dello schema unico può servire a spezzare il legame fra le banche e gli Stati sovrani che ha contribuito ad aggravare la crisi dell’eurozona. La creazione della garanzia europea sui depositi bancari è osteggiata da alcuni Paesi, fra cui la Germania. Nell’intervista al Sole 24 Ore di sabato scorso, Draghi aveva ricordato che «su questo c’è stato un accordo». Ieri ha aggiunto che altrimenti si rischia lo stesso errore di quando fu creata l’unione monetaria, cioè di non completare tutti gli elementi necessari al suo buon funzionamento. «Ci può essere una moneta unica solo se c’è un sistema bancario unico», ha affermato.
L’altra iniziativa europea proposta dalla Commissione, che secondo Draghi deve essere messa in atto «completamente e il più rapidamente possibile», è l’unione dei mercati dei capitali. La rapidità d’azione è necessaria, a suo parere, per ridurre i costi legati all’incertezza in cui operano le imprese. «E una sequela senza fine di riforme non porta a ridurre l’incertezza», ha osservato.
Draghi ha anche commentato il successo della creazione della vigilanza unica, un «passo cruciale», di grande importanza per la moneta unica, ma anche per il mercato unico, un modo per ricreare la fiducia che era andata perduta nella crisi. La conferenza è apparsa a tratti un’autocelebrazione del nuovo meccanismo di vigilanza europeo, l’Ssm, messo in piedi a tempo di record e che l’anno scorso ha completato la valutazione approfondita delle prime 120 banche dell’eurozona. I suoi responsabili, tuttavia, non si nascono che le sfide sono ancora molte. A partire dal tentativo di armonizzare la normativa di supervisione, nella quale ci sono ancora oggi 150 disposizioni con larga discrezionalità nazionale. Un lavoro sul quale è impegnato in prima persona Ignazio Angeloni, membro del consiglio di vigilanza e in precedenza artefice del progetto di creazione dell’Ssm all’interno della Bce. I circa mille dipendenti dell’Ssm si trasferiranno nei prossimi mesi nell’Eurotower, che ospitava la Bce prima del trasferimento di questa nelle nuove torre nell’Ostend di Francoforte.
La presidente del consiglio di vigilanza, Danièle Nouy, ha anche ricordato il caso delle banche greche, sottolineando l’urgenza di completarne la loro ricapitalizzazione entro fine anno. L’Ssm ha completato sabato scorso l’esame approfondito delle quattro più grandi, evidenziando carenze di capitale per 14,4 miliardi di euro. Tuttavia, secondo le stime degli esperti, almeno due delle banche, Alpha Bank e Eurobank, che hanno i problemi minori, dovrebbero riuscire a completare l’operazione con capitali privati.
Le altre due, National Bank of Greece e Piraeus Bank, dovranno probabilmente ricorrere ai fondi pubblici messi a disposizione con il terzo salvataggio europeo, concordato l’estate scorsa.
Uno dei rappresentanti del settore bancario alla conferenza, Gunter Dunkel, presidente dell’Associazione delle banche pubbliche tedesche, e amministratore delegato della NordLb, si è fatto portavoce di una lamentela di molte banche ora sotto la vigilanza diretta della Bce: l’enorme massa di dati richiesta alle banche e la scarsa chiarezza dei supervisori sui percorsi che portano alle richieste di capitale, come lo Srep.

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