Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Draghi stretto tra supereuro e Schaeuble

Il serbatoio scoppia di benzina, il motore è acceso e sembra rombare a pieni giri, ma la macchina non riesce ad uscire dalla prima. È questo il quadro economico difficile in cui si muove la Bce, che avrà oggi tutti gli occhi del mondo puntati sulla conferenza stampa del presidente Mario Draghi. In più, la sua proverbiale arte da funambolo tra gli umori del mercato dovrà fare i conti con una Germania in piena campagna elettorale che ha ricominciato ad alzare la voce – anche attraverso il suo ministro e il suo banchiere più potenti – per chiedere un’accelerazione della ‘normalizzazione’, dell’uscita dalla lunga fase delle misure straordinarie, programma di acquisti di bond – il cosiddetto Qe – in testa.
Per Draghi è un bel guaio. Perché garantire un’inflazione al 2% è il suo mandato. Per ora la Bce ha scongiurato la deflazione, come dimostrano tutti i dati ufficiali. Ma se l’euro continua a galoppare, non può rischiare di uscire troppo velocemente dal programma di acquisti Qe. Rischierebbe di soffocare di nuovo l’inflazione. Deve prendere tempo.
Però, da un convegno di banchieri che si è svolto ieri nel cuore della capitale finanziaria, Wolfgang Schaeuble ha detto che «chiunque spera che si arrivi a una normalizzazione il prima possibile».
Parlava, ovviamente, davanti a una platea tedesca. E ha aggiunto che rispetta totalmente l’indipendenza delle banche centrali, come ogni buon tedesco. Ma parlava anche in vista della riunione di ieri sera e stamane della Bce che moltissimi analisti pensano non sarà ancora quella risolutiva per sapere la tabella di marcia dell’uscita dal programma di acquisti.
John Cryan, amministratore delegato della Deutsche Bank, è stato ancora più duro: «l’era dei “soldi facili” deve finire, anche se l’euro è forte». Sta creando, ha aggiunto il top manager britannico, «bolle in molti settori della finanza». Per Clemens Fuest, presidente dell’autorevole Ifo di Monaco, il Qe dovrebbe essere del tutto “spento” entro marzo dell’anno prossimo.
Draghi è stretto tra due fuochi. Da un lato, i tedeschi e la loro ansia di tornare a tassi di interesse più alti che alleggeriscano la “tassa occulta” che grava sui risparmi a causa dell’inflazione che è comunque più alta dei rendimenti. Dall’altro, sta affrontando il grande rebus dell’inflazione al palo. Meccanismi semplici, che hanno sempre funzionato, ora sembrano inceppati: La ripresa corre, la disoccupazione cala, il mondo è sommerso di denaro a basso costo, ma i prezzi stagnano. E leggendo l’ultimo rapporto della Banca dei regolamenti finanziari (BIS), si trova una possibile spiegazione interessante.
Un punto debole dell’attuale sviluppo sta negli stipendi troppo bassi e nel lavoro sottopagato: contribuiscono a frenare l’inflazione, lo ha ammesso anche Draghi nei mesi scorsi. Ebbene: c’è una correlazione, sostiene la BIS, tra questa povertà delle buste paga e la sparizione dei sindacati e le loro care, vecchie rivendicazioni salariali. Tutto (ri)torna.
Tonia Mastrobuoni

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Investimenti nel biometano e metano sintetico. Ma anche nell’idrogeno verde. Con una particolare ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Una superlinea con una capacità produttiva fino a 400 mila vetture all’anno e quattro nuovi mode...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Stappa lo champagne Ursula von der Leyen che tiene a battesimo la prima emissione degli eurobond de...

Oggi sulla stampa