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Draghi: “Stiamo aiutando la ripresa”. Giù l’euro

A tre giorni dall’avvio del quantitative easing il presidente della Bce guarda ai mercati e dichiara: «Il piano funziona ». E’ anche grazie agli acquisti di titoli che vi sono «segni di inversione di tendenza dopo la frenata del Pil»: le indicazioni sono «di un ulteriore miglioramento della congiuntura all’inizio di quest’anno». In più le misure proteggono i paesi euro dal rischio-contagio, non frenano le riforme ma ne aumentano i benefici. Al dunque la nuova politica monetaria dell’Eurotower «sta certamente sostenendo la ripresa».
Mario Draghi parla a Francoforte per la prima volta da quando la Bce ha deciso di far partire il suo quantitative easing. Le sue parole, come e più del solito, influiscono sui mercati. Spingono giù l’euro, anzitutto, ormai a contatto con la parità sul dollaro: sotto quota 1,06, il minimo da dodici anni. Fanno scendere lo spread intorno a 91,5 punti basi e dunque a un passo da quota 90. E non ultimo, contribuiscono a schiacciare i rendimenti tutti, dei titoli italiani come di quelli del resto di Eurolandia: nel caso del Btp decennale scivolano al minimo storico di 1,12. Le Borse europee sono galvanizzate: Milano chiude con un rialzo del 2,18%, Francoforte è record (2,66%). E Draghi vola a Parigi per una colazione di lavoro con il presidente Hollande, i ministri Sapin, Micron e Fabius, il governatore della Banca di Francia Noyer.
Il quantitative easing viene definito «estremamente efficace » anche dal ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan: «Già si vede sui mercati». E qui, in effetti, stanno crollando ai minimi i rendimenti sui bond governativi di tutta l’area. In alcuni casi, da noi come in Germania e in Francia (ma non in Grecia) si intravede anche il terreno negativo. Ieri per esempio il Tesoro ha venduto sì tutti i bot annuali da 6,5 miliardi ma il tasso è stato dello 0,079% (da 0,20 di febbraio). Secondo alcuni calcoli empirici, applicando la commissione bancaria massima, il rendimento già sarebbe negativo: una novità assoluta per l’Italia. Per la prima volta sotto il 2% anche il tasso dei Btp trentennale.
Padoan invita a non sedersi sugli allori perché «la politica monetaria da sola non basta»: «E’ condizione solo necessaria. Per la ripresa, serve uno stimolo su investimenti e riforme strutturali». Nella sua analisi, proprio per via dei provvedimenti decisi dalla Bce e grazie anche al piano Junker, «la crescita aumenterà e sarà più ricca di lavoro». Ancora una volta, in attesa del nuovo Documento di economia e finanza di aprile, il ministro non si è voluto sbilanciare azzardando una previsione numerica.
Il lavoro che non c’è: ecco un tasto su cui anche Draghi appare cauto, limitandosi a rilevare che il tasso di disoccupazione, a livelli sempre dolorosi, è sceso in gennaio al nuovo minimo dall’agosto 2012. Secondo Draghi il quantitative easing ha anche migliorato la fiducia e stabilizzerà le aspettative di inflazione dell’area euro. Altre voci del board della Bce, per esempio l’austriaco Nowotny e il finlandese Liikanen escludono che sia in corso una guerra delle valute e assicurano che lo scopo del quantitave easing non è il ribasso dell’euro.
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