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Draghi: spinta per il Mezzogiorno Franco: «Aiuti, uscita graduale»

Le misure di sostegno all’economia potrebbero «gradualmente» terminare verso la fine dell’anno, sempre che, come tutti si augurano, la pandemia cominci ad arretrare. Lo ha detto ieri il ministro dell’Economia, Daniele Franco, in un dibattito organizzato da Bloomberg. «Il Pil calerà in modo lieve nel primo trimestre, ma recupererà nel secondo per poi accelerare nel terzo e quarto». Con l’auspicato allentamento delle restrizioni dopo Pasqua, la situazione migliorerà e «le misure di sostegno verranno ridotte gradualmente verso la fine dell’anno».

Nel frattempo si andrà avanti, ha spiegato, non solo con gli aiuti a imprese e lavoratori previsti dal decreto legge Sostegni da 32 miliardi appena pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, ma con altri provvedimenti che il governo deciderà ad aprile, dopo che avrà ottenuto dal Parlamento una nuova autorizzazione ad aumentare il deficit di bilancio. «Servono subito altri 20 miliardi», dice il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, per il quale ci sarebbe in realtà bisogno di «20 miliardi di scostamento di bilancio al mese, per assicurare rapidamente la liquidità necessaria a fronteggiare la fase emergenziale».

Verso la metà di aprile il governo approverà il Def, Documento di economia e finanza, con le linee guida per la manovra 2022, e soprattutto il Recovery plan da inviare a Bruxelles per ottenere gli oltre 200 miliardi destinati all’Italia per supportare la crescita e l’ammodernamento del Paese nei prossimi 5 anni. Un processo nel quale sarà decisivo il ruolo del Mezzogiorno.

Lo scostamento

Per il ministro della Pa Renato Brunetta servono 20 miliardi al mese di scostamento

Proprio ieri il presidente del Consiglio, Mario Draghi, e la ministra per il Sud, Mara Carfagna, hanno inaugurato una due giorni dedicata al Mezzogiorno alla luce dell’opportunità unica costituita dal Recovery fund. Bisogna «fermare l’allargamento del divario» tra Nord e Sud, ha detto Draghi. «Tra il 2008 e il 2018 la spesa pubblica per investimenti nel Mezzogiorno si è più che dimezzata, da 21 a poco più di 10 miliardi. Ora abbiamo l’occasione di aumentare gli investimenti in infrastrutture fisiche e digitali, nelle fonti di energia sostenibili». Ma, ha aggiunto, «abbiamo imparato che tante risorse non portano necessariamente alla ripartenza del Sud» se non migliora la capacità di spesa: «A fronte di 47,3 miliardi programmati nel Fondo per lo sviluppo e la coesione dal 2014 al 2020, alla fine dello scorso anno erano stati spesi poco più di 3 miliardi. Nel 2017, in Italia erano state avviate ma non completate 647 opere pubbliche. In oltre due terzi dei casi, non si era nemmeno arrivati alla metà. Il 70% di queste opere non completate era al Sud».

Secondo Carfagna, «senza il rilancio del Mezzogiorno, l’Italia non diventerà mai un Paese di testa dell’Europa ma scivolerà sempre in fondo alla classifiche per ricchezza e occupazione». «Noi meridionali — ha concluso — non abbiamo paura di assolvere i nostri doveri ma esigiamo di avere gli stessi diritti affinché nascere al Sud non sia più un peccato originale».

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