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Draghi: serve ancora una politica monetaria molto accomodante

La Banca centrale europea ha confermato ieri che il ritorno dell’inflazione a livelli vicini all’obiettivo dell’istituto monetario richiede «pazienza» e «costanza». Il processo sarà lungo, tanto che il presidente della Bce Mario Draghi ha approfittato di una audizione parlamentare per spiegare che la politica monetaria rimarrà «molto accomodante» in un contesto di crescita economica «stabile e ampia», che dovrebbe proseguire nel futuro prevedibile.
«In generale siamo più fiduciosi di prima che l’inflazione a un certo punto tornerà ai livelli in linea con il nostro obiettivo, ma siamo anche convinti che una politica monetaria molto accomodante rimanga necessaria per consentire al rialzo dell’inflazione di materializzarsi», ha detto il banchiere centrale parlando qui a Bruxelles dinanzi alla commissione affari monetari del Parlamento europeo. In agosto, i prezzi al consumo sono saliti dell’1,5% annuo, rispetto a un obiettivo sotto ma vicino al 2,0%.
In una audizione parlamentare segnata da toni più ottimistici rispetto a quelli a cui siamo stati abituati, Mario Draghi ha tratteggiato i contorni di una situazione economica migliorata rispetto al recente passato. A livello di zona euro, l’economia ha registrato 17 trimestri di crescita consecutiva. Proprio nello scorso fine settimana, il governo italiano ha previsto una espansione economica in Italia dell’1,5% sia nel 2017 che nel 2018 (si veda Il Sole 24 Ore di domenica).
Da due anni e mezzo, l’istituto monetario sta acquistando titoli obbligazionari per rilanciare la crescita ed evitare che la deflazione metta radici. Finora, la Bce ha comprato strumenti finanziari per un totale di 2,063 mila miliardi di euro. Tra le incertezze economiche che inducono la Bce a rimanere prudente nel modificare la sua politica monetaria c’è anche il recente andamento delle valute sui mercati finanziari. A questo riguardo, Mario Draghi ha notato una certa «volatilità».
Il banchiere ha confermato che la Bce discuterà in ottobre se e come ridurre gli acquisti. «È prematuro chiedersi quale effetto questa eventuale scelta avrà sui tassi d’interesse dei paesi periferici – ha detto il presidente –. Peraltro, voglio ricordare che il nostro principale obiettivo è la stabilità dei prezzi», e non l’evoluzione dei tassi di mercato. Il commento è giunto sulla scia di una domanda del deputato Marco Valli (M5S), preoccupato per un possibile aumento dei rendimenti obbligazionari italiani.
Il presidente dell’istituto monetario ha poi detto di non voler fare «scelte affrettate», come dire che tutto avverrà nella gradualità. Al tempo stesso, la Bce deve fare i conti con le crescenti preoccupazioni di una fetta dell’opinione pubblica europea. Dietro al clamoroso risultato del partito nazionalista Alternative für Deutschland alle elezioni tedesche di domenica scorsa c’è anche la politica monetaria di Francoforte ritenuta pericolosamente accomodante (si veda gli articoli a pagina 2-3).
I pericoli per la congiuntura sono «bilanciati», ma il banchiere centrale non ha esitato a mettere l’accento sui «rischi geopolitici» che caratterizzano lo scenario internazionale. Alla specifica domanda di un parlamentare, il presidente dell’istituto monetario ha ammesso che dietro a questi rischi si nasconde in particolare il confronto tra Stati Uniti e la Corea del Nord. Nei giorni scorsi, il presidente americano Donald Trump ha criticato come non mai il programma nucleare di Pyongyang.
Infine, sempre nella sua audizione, il banchiere centrale ha anche preso posizione sul dibattito relativo al futuro della zona euro. A metà mese, i ministri delle Finanze dell’Unione riuniti a Tallinn hanno discusso della possibilità di creare una linea di bilancio dedicata all’unione monetaria (si veda Il Sole 24 Ore del 19 settembre). Mario Draghi ha esortato i paesi membri a dare slancio alla convergenza tra le economie: «Nuovi passi decisivi sono necessari per rafforzare il governo dell’unione monetaria».

Beda Romano

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