Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Draghi è sempre più apprezzato

Mario Draghi, è soprattutto una realtà. Presidente della Banca d’Italia dal 2005 e di quella europea tra il 2011 e il 2020, giunto a 73 anni, ha compiuto per l’economia europea dei miracoli: ha salvato la moneta europea nel 2010, ha potenziato le banche con le fusioni, ha ridotto il debito pubblico, ha frenato l’inflazione. Fedele alla sua ispirazione di socialista liberale, ha operato con intelligenza e moderazione.

Ora viene esaltato da tutti come un mito e un mago: gran parte degli italiani sperano che assuma presto una carica di forte potere. Potrebbe essere la presidenza di un governissimo istituzionale di larghissime intese, visto gli sfaceli delle chiacchiere di Giuseppe Conte e dei giochi di Matteo Renzi. Anche se più che un politico egli è un economista. Oppure, meglio, nel 2022, la elezione a Presidente della Repubblica.

Molti italiani se l’attendono ed è ormai una ripetuta voce popolare. Secondo i risultati del sondaggio recente Swg la maggioranza degli italiani preferirebbe Draghi a Conte (il cui gradimento sta scendendo, mentre sale quello dell’ex presidente della Banca Europea).

Anche Matteo Renzi sarebbe lieto di ottenere un impegno in politica di Draghi «persona straordinaria che non esclude forti debiti del governo, purché siano buoni per i giovani e il futuro». Draghi distingue due tipi di debito, quello buono che serve alla crescita, e quello cattivo che si esaurisce nell’assistenzialismo: «I sussidi finiscono, ai giovani bisogna dare di più».

È anche nato a Udine un Movimento di cittadini favorevoli a Draghi premier/o presidente, fondato dall’imprenditore Stefano Contero. Ma il consenso popolare a Draghi è diffusissimo. Negli ultimi mesi il Taciturno ha parlato. Già al Meeting di Rimini dello scorso agosto, egli ha svolto un discorso di rara acutezza e verità su «Incertezza e responsabilità»: «Il ritorno alla crescita, una crescita che rispetti l’ambiente e che non umili la persona, è divenuto un imperativo assoluto. Perché le politiche economiche oggi perseguite siano sostenibili, per dare sicurezza di reddito specialmente ai più poveri, per rafforzare una coesione sociale resa fragile dall’esperienza della pandemia, per costruire un futuro di cui le nostre società oggi intravvedono i contorni. L’obiettivo non è irraggiungibile se riusciremo a disperdere l’incertezza che oggi aleggia sui nostri paesi. Servono massicci investimenti su giovani e istruzione. Sono settori essenziali per la crescita».

Tutto ispirato dalla nota massima dell’economista Reinhold Niebhur: «La serenità di fronte alle cose che non si possono cambiare, il coraggio di cambiare le cose che possiamo cambiare, la saggezza di capire le differenze».

Da poco è intervenuto all’incontro del gruppo internazionale di lavoro G 30, di cui è copresidente, con amare considerazioni sulla situazione attuale: «La situazione è peggiore di come sembra, è urgente agire. In molti settori e paesi siamo sull’orlo del precipizio in termini di solvibilità per le piccole e medie imprese. È necessario trovare un equilibrio tra sistema finanziario e stabilità delle banche».

Draghi non ha mai polemizzato col governo italiano. Ma indirettamente ha fatto capire che l’eccedenza della spesa pubblica in termini di assistenza reca con sé dei pericoli notevoli: «Dobbiamo proteggere in primo luogo chi rischia di perdere il lavoro, ma c’è bisogno di un approccio più ampio, mobilitando l’intero sistema finanziario pubblico e privato e va fatto subito senza ulteriori ritardi». Purtroppo nei due governi Conte il flusso dei sussidi pubblici e credito garantito da parte dei governi sta coprendo una realtà eccessiva, che è molto più preoccupante di quanto possiamo stimare per il momento.

Le due carte di Draghi, anche se è lecito pensare ch’egli prediliga la seconda della elezione al Quirinale, sono di alto valore, in quanto la sua fama e credibilità sono ben note nel mondo e in particolare nell’establishment degli Usa. Egli non ci ha ancora detto esplicitamente se sarebbe lieto di giocarle. Per l’Italia sarebbe di certo un vantaggio, solo a pensare di quali minipolitici è composto il governo Conte.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Sarà un’altra estate con la gatta Mps da pelare. Secondo più interlocutori, l’Unicredit di And...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«La sentenza dice che non è possibile fare discriminazioni e che chi gestisce un sistema operativo...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Un nuovo “contratto di rioccupazione” con sgravi contributivi totali di sei mesi per i datori di...

Oggi sulla stampa