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Draghi: se necessario interverremo

È prematuro cantare vittoria sulla crisi dell’Eurozona. Per questo e per contrastare l’inflazione che resta troppo bassa rispetto all’obiettivo di stare «sotto, ma vicino al 2%», la Banca centrale europea ha rafforzato ieri, almeno a parole, la sua determinazione ad agire se necessario, anche se ha per ora mantenuto invariati i tassi d’interesse e non ha annunciato alcuna altra misura.
Per la prima volta il presidente della Bce, Mario Draghi, ha indicato esplicitamente le due condizioni che possono far scattare l’azione dell’Eurotower: un rialzo ingiustificato dei tassi del mercato monetario e un peggioramento dello scenario dell’inflazione. Draghi ha parlato di utilizzo di tutti gli strumenti disponibili, e ha detto che questi sono stati discussi in modo approfondito nella riunione di consiglio di ieri, anche se ha evitato di precisare quali.
La situazione del mercato monetario, dove i tassi sono in tensione per effetto del calo della liquidità in eccesso, è sotto «stretto monitoraggio della Bce», anche se Draghi ritiene che per ora gli sviluppi del mercato siano accettabili e che l’Europa sia più isolata dai fattori esterni rispetto all’anno scorso, quando subì i contraccolpi dell’annuncio della Federal Reserve di voler ridurre gradualmente gli stimoli e del rialzo dei rendimenti americani. Molti economisti di mercato ritengono che la Bce potrebbe rispondere a un ulteriore calo della liquidità con una nuova operazione di rifinanziamento a lungo termine del sistema bancario o con uno stop alla sterilizzazione degli acquisti di titoli pubblici effettuati in passato in base al programma Smp.
Quanto all’inflazione, Draghi ha minimizzato il nuovo calo, che era “atteso”, allo 0,8% nel mese di dicembre (e al minimo storico dello 0,7% dell’inflazione di base), attribuito a variazioni statistiche dei prezzi dei servizi in Germania, ma ha ammesso che l’inflazione resterà attorno ai livelli attuali anche nei prossimi mesi. La Bce prevede un’inflazione all’1,1% nel 2014 e all’1,3% nel 2015, comunque lontana dall’obiettivo. Draghi si è premurato di ribadire che l’obiettivo della Bce vale «in entrambe le direzioni», la stabilità va salvaguardata insomma sia quando l’inflazione è troppo alta sia quando è troppo bassa. L’inflazione sarà l’elemento determinante della decisione della Bce, secondo Jörg Kramer, capo economista di Commerzbank, che ritiene che una mossa non sia imminente, ma che la Bce agirà nel medio termine. Carsten Brzeski, di Ing, vede una Bce in stato di «forte allerta».
Draghi ha detto che il consiglio ha «fortemente» sottolineato che manterrà una politica monetaria accomodante per tutto il tempo necessario, per sostenere la ripresa graduale dell’Eurozona e ha «fermamente» ribadito le sue indicazioni prospettiche, che i tassi resteranno ai livelli attuali o ancora più bassi per un lungo periodo di tempo. Per il presidente della Bce tuttavia non ci sono pericoli di deflazione, cioè di una spirale al ribasso dei prezzi, come quella del Giappone negli anni 90, per varie ragioni fra cui la pronta risposta della stessa Eurotower.
«Molto, molto cauto», però, Draghi nel dire che la crisi è finita e si possa cantare vittoria, come aveva fatto nei giorni scorsi il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso. La ripresa è «debole, modesta e fragile», e l’unico progresso sul fronte della disoccupazione, che resta «inaccettabilmente alta» al 12%, è stata la sua stabilizzazione. La crescita si sta estendendo solo «molto gradualmente» dall’export, che potrebbe anche rafforzarsi con la domanda globale, alla domanda interna. I rischi per la crescita restano «al ribasso» e comprendono la possibilità di «crisi politiche», un’ipotesi nella quale Draghi, senza citarla, avrà voluto comprendere l’Italia.
La Bce è alle prese anche con il credito che non riparte. Anzi, i prestiti alle imprese sono calati del 3,1% a novembre dopo una contrazione del 3% a ottobre. Anche qui Draghi non ha voluto dire come pensa di intervenire. Il mese scorso aveva dichiarato di voler fare nuove iniezioni di liquidità alle banche solo a fronte di un impegno che i fondi siano impiegati nell’economia reale. A frenare il credito è anche l’esame approfondito delle banche che la Bce farà prima di assumerne la vigilanza nel prossimo novembre. A questo effetto di breve termine, che accentua la stretta creditizia, va contrapposto però, dice Draghi, il vantaggio di avere un sistema più sano già a fine 2014 e la riapertura dei mercati dei capitali alla raccolta delle banche. Intanto, a fine gennaio, ha ripetuto, la Bce pubblicherà criteri e parametri di analisi dei bilanci e stress test.

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