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Draghi: ogni ritardo del Recovery peserà sulle vite di figli e nipoti

La fiducia Mario Draghi la ripone negli italiani, «nel mio popolo». Il presidente del Consiglio si appella allo spirito repubblicano, cita Alcide De Gasperi sugli «uomini disinteressati» pronti a faticare e a sacrificarsi. La strada è tracciata. A disegnarla sono le 330 pagine limate fino all’ultimo del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che ieri il presidente del Consiglio ha presentato alla Camera dei deputati (oggi sarà il turno del Senato). Ma prima di entrare nel merito di quelle pagine. Prima di citare i numeri, gli obiettivi di crescita, l’occupazione attesa e le misure contenute nelle missioni, le priorità e le riforme del Recovery italiano, Draghi ha lanciato un vero e proprio monito al Parlamento e al suo stesso Governo perché in gioco, mai come ora, c’è «il destino del Paese», «il suo ruolo nella comunità internazionale», «la sua credibilità e reputazione». Questi 248 miliardi tra fondi europei e risorse nazionali sono un’occasione ma anche una sfida per il Paese che detiene due primati: essere il principale destinatario degli aiuti messi a disposizione da Next generation Eu e anche quello con il maggior debito pubblico. Ecco perché «ritardi, inefficienze, miopi visioni di parte anteposte al bene comune peseranno direttamente sulle nostre vite», ha detto il premier, mettendo l’accento soprattutto sui «più deboli», « sui nostri figli e nipoti».

Entrando poi nel dettaglio degli interventi il premier ha confermato il superbonus del 110%, ricordando che a disposizione ci sono oltre 18 miliardi. Sulla proroga al 2023, chiesta da tutti i partiti (in primis da M5s), conferma l’impegno del governo nella prossima legge di Bilancio, tenendo conto però «dei dati relativi alla sua applicazione nel 2021, con riguardo agli effetti finanziari, alla natura degli interventi realizzati, al conseguimento degli obiettivi di risparmio energetico e sicurezza degli edifici». Ai giovani in particolare sono invece destinate le risorse per la natalità (dall’assegno unico al programma per gli asili nido) e la garanzia pubblica sui mutui per l’acquisto della casa. Numerose le opere infrastrutturali. Draghi ne cita due: la linea Alta Velocità Salerno-Reggio Calabria – «che diventerà una vera alta velocità» – e l’attraversamento di Vicenza con l’Alta Velocità Milano-Venezia. Una al Sud e una al Nord. Ma Mezzogiorno e transizione ecologica sono i due capitoli su cui si concentrano gran parte delle risorse destinate anzitutto a ridurre i gap territoriali, di genere e anche generazionali. Il piatto forte però sono le riforme. E infatti è sulle riforme che si è concentrata soprattutto l’attenzione critica della Commissione Ue nell’ultima settimana ma anche dell’Agenzia di rating Moody’s ,che però stavolta anziché mettere l’accento sul debito sottolinea la potenziale crescita italiana grazie al Recovery alle riforme di fisco, giustizia e pubblica amministrazione («in gioco il 20% del Pil»). Draghi ha anticipato che entro maggio arriverà il decreto sulle semplificazioni, quello della Pa e anche il decreto sulla governance. Questa sarà strutturata su diversi livelli, ha detto il premier, confermando che sull’attuazione vigilerà il ministero dell’Economia mentre a Palazzo Chigi sarà allestita una cabina di regia « con il compito tra l’altro di interloquire con le amministrazioni responsabili in caso di riscontrate criticità nell’attuazione del Piano».

I deputati ascoltano. Ogni partito della maggioranza applaude ai passaggi che ritiene corrispondano alle priorità indicate. Dopo poco più di 40 minuti il presidente del Consiglio ha concluso il suo intervento così come l’aveva cominciato: «Sono certo che riusciremo ad attuare questo Piano. Sono certo che l’onestà, l’intelligenza, il gusto del futuro prevarranno sulla corruzione, la stupidità, gli interessi costituiti. Questa certezza non è sconsiderato ottimismo, ma fiducia negli Italiani, nel mio popolo, nella nostra capacità di lavorare insieme quando l’emergenza ci chiama alla solidarietà, alla responsabilità».

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