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Draghi: riscriverò il Recovery Plan

Al centro dei colloqui c’è sempre il Recovery plan. Mario Draghi – racconta chi gli ha parlato ieri – ci torna spesso durante la prima giornata di consultazioni. Il premier incaricato è convinto che la salvezza non solo dell’Italia ma dell’Europa passa da lì. «Per la prima volta ci sono degli europei disposti a pagare le tasse per altri europei», sottolinea Draghi, che allo stesso tempo avverte la pericolosità della sfida: «Se non saremo in grado di usare bene con saggezza e intelligenza le risorse messe a disposizione da Next generation Eu, la reazione sarà durissima e l’Europa farà un significativo passo indietro». Ecco perché non c’è tempo da perdere. L’ex presidente della Bce è attento nell’uso delle parole. Ma la sostanza è chiara: il Piano va riscritto puntando sulla crescita «per convertire la depressione di quest’anno e mezzo, anche delle persone, in vitalità». Sussidi e ristori non bastano, servono investimenti.

Il primo giorno di consultazioni si apre positivamente per il premier incaricato. I mercati con lo spread sotto quota 100 anticipano quanto di lì a poco sarebbe stato chiaro: la maggioranza per il Governo Draghi c’è e sarà consistente. Più complicato sarà scrivere la lista dei ministri. Draghi è appena rientrato dall’Umbria quando, attorno all’ora di pranzo, uno dietro l’altro arrivano tre importanti endorsement a sostegno del suo esecutivo. Silvio Berlusconi fa sapere con una nota che l’incarico affidato dal Capo dello Stato all’ex presidente della Bce va nella direzione giusta. Poco dopo è Luigi Di Maio a dire che M5S ha il dovere di ascoltare Draghi. Poi tocca a Giuseppe Conte assicurare di non aver alcuna intenzione di ostacolare colui che a breve sarà il suo successore. Dal Quirinale trapela un «cauto ottimismo». Sergio Mattarella segue con attenzione l’evolversi della situazione e non a caso fa sapere di aver «apprezzato» le dichiarazioni di Conte. Così alle 15,30 quando a Montecitorio arriva la prima delegazione, Azione e PiùEuropa, guidata da Carlo Calenda e Emma Bonino, il quadro ha già contorni piuttosto definiti. Anche l’avvio delle consultazioni è positivo. Tutte le forze politiche che ieri si sono presentate a Montecitorio hanno esplicitamente offerto il sostegno al futuro Governo. Si tratta però delle formazioni numericamente meno consistenti (dal Centro democratico del costruttore Bruno Tabacci al Maie e a Cambiamo di Toti e Quagliariello e Noi con l’Italia di Lupi).

Oggi tocca a Pd e Forza Italia. Il sostegno dei dem non è in discussione. Così come quello di Italia viva e anche di Leu. Berlusconi ha deciso di guidare personalmente la delegazione azzurra per confermare a Mario Draghi il suo sostegno. L’unico «no» arriverà nel pomeriggio da Giorgia Meloni. La giornata decisiva è però domani, quando davanti al premier incaricato si presenterà prima Matteo Salvini e poi la delegazione M5s. L’apertura di ieri di Di Maio e le dichiarazioni di Conte rendono probabile il sostegno dei pentastellati che chiedono un Governo politico. Il leader della Lega invece vuole garanzie sul programma. Difficile però votare contro colui che il numero due del Carroccio, Giancarlo Giorgetti, ha descritto ieri come un «fuoriclasse che non può stare in panchina»: se non sarà «sì» si prevede al massimo l’astensione. Quanto alle trattative sulla lista dei ministri si continua a puntare su un mix di politici altamente rappresentativi e tecnici. Il Capo dello Stato non mette fretta. Ha fatto sapere che il premier incaricato può prendersi tutto il tempo che occorre. L’ex Governatoere della Bce però è intenzionato a chiudere la partita quanto prima. Anche da questo si capirà che l’era Draghi è già cominciata.

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