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Draghi: rischio disoccupazione Niente recessione nell’eurozona

In Europa non c’è rischio di recessione né di deflazione. Il vero nemico, che continua ad aleggiare sul Vecchio Continente, resta la disoccupazione. A ripeterlo è il presidente della Bce, Mario Draghi, spiegando in un’intervista a Europe 1 che i timori di una diminuzione del livello generale dei prezzi (deflazione) sono infondati, malgrado una «ripresa modesta, debole e fragile». Per spingere la quale tutti i governi, quello italiano in particolare, sono al lavoro. Tanto che al ministero dell’Economia, tra le varie ipotesi per rilanciare i consumi, stanno studiando anche l’idea di trasferire da subito il 50% del Tfr (Trattamento fine rapporto) nelle buste paga dei lavoratori. 
Il numero uno dell’Eurotower nel suo colloquio radiofonico, nel giorno in cui il cambio euro-dollaro è sceso a 1,28, ribadisce che il tema cruciale è la disoccupazione, individuata come «il principale pericolo dell’eurozona». Una sottolineatura seguita dall’indicazione che «la risposta migliore alla mancanza di speranza, che affligge milioni di disoccupati, è mettere in atto le riforme — spiega Draghi — e condurre buone politiche. La politica monetaria farà la sua parte». «Resterà accomodante per lungo tempo — aggiunge il presidente della Bce — e posso dire che l’esecutivo è unanime nell’impegno a usare gli strumenti a sua disposizione per riportare l’inflazione appena sotto il 2%». E ricordando un suo intervento: «Il rischio di fare troppo poco è più elevato di quello di fare troppo e questo vale anche per le riforme strutturali. La maggior parte dei Paesi Ue le ha messe in cantiere e definite. Ora bisogna passare all’azione». Un’osservazione che calza con quanto capita in Italia in queste ore di passione per il governo, alle prese con la riforma del lavoro e la legge di Stabilità. Per quest’ultima, una delle possibilità allo studio, confermata dal ministero dell’Economia, è il trasferimento dell’accantonamento annuale per la liquidazione nella busta paga dei lavoratori. Il dossier, tuttavia, non è pronto per una valutazione politica, che dovrà in ogni caso considerare, come ricordato ieri dal presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, anche «gli effetti di una situazione molto complessa. Poi bisogna vedere quale drenaggio in termini di liquidità verrà fuori sulle imprese».
Intanto ieri il rapporto realizzato da Cer (Centro Europa ricerche) e Cupla (Comitato unitario pensionati lavoro autonomo) ha evidenziato che il 44% dei pensionati, cioè 7,4 milioni di persone, vivono in condizioni di semi povertà, con una pensione inferiore a 1.000 euro lordi al mese.

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