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Draghi: ripresa timida, tassi bassi a lungo

La Banca centrale europea vede qualche «timido» segnale di stabilizzazione «a bassi livelli» e di ripresa economica nell’Eurozona, ripresa che dovrebbe arrivare nella seconda metà di quest’anno e nel 2014, ma che procederà «a passo lento» e resta esposta a diversi rischi. Lo scenario esposto ieri dal presidente della Bce, Mario Draghi, è stato confermato dall’indice Pmi del settore manifatturiero che ha registrato nel mese di luglio, nell’Eurozona e in Italia, un valore superiore a 50, segnale dell’uscita dalla recessione che dura ormai da sei trimestri. Fra le indicazioni positive che vengono dall’economia reale, ha detto Draghi in conferenza stampa, c’è anche l’aumento dell’export delle imprese imprese italiane e spagnole, oltre che di quelle tedesche.
Il banchiere centrale è stato però estremamente cauto nella sua valutazione della situazione, ribadendo le indicazioni prospettiche sulla politica monetaria (forward guidance), annunciate per la prima volte il mese scorso, di tassi d’interesse (lasciati ieri invariati allo 0,50%) che resteranno bassi, o saranno abbassati ulteriormente, nei mesi a venire. Draghi ha anzi insistito che, con l’inflazione tuttora al di sotto dell’obiettivo della Bce (un fatto che «non trascuriamo», ha detto), i timori sui mercati che l’Eurotower possa alzare i tassi sono «ingiustificati»: i rendimenti del mercato monetario scontano oggi un rialzo da parte dell’istituto di Francoforte alla fine dell’anno prossimo. Un altro consigliere della Bce ha fatto notare ieri al Sole 24 Ore che la banca segue molto da vicino in questo momento l’evoluzione del mercato monetario. Non a caso, nella sua dichiarazione introduttiva, Draghi ha messo al primo posto, fra i rischi per la ripresa, i recenti sviluppi dei mercati monetari e finanziari (seguiti alla dichiarazione della Federal Reserve sulla possibilità di adottare una politica meno espansiva) e le incertezze collegate.
A rimarcare invece la possibilità di un ulteriore allentamento della politica monetaria nell’Eurozona, il presidente della Bce ha sottolineato che l’attuale tasso principale praticato dalla Bce non è ancora a zero, anche se, curiosamente, ha dribblato le domande sulla discussione in consiglio su un possibile taglio dei tassi. Né ha voluto essere meno vago sui tempi e i dettagli della forward guidance, rimandando all’osservazione dell’andamento dell’inflazione, dell’economia reale e del credito.
Draghi ha inoltre sostenuto che la liquidità concessa alle banche resterà abbondante. I rimborsi alla Bce dei finanziamenti ottenuti con le due operazioni Ltro stanno ora riducendo la liquidità in eccesso, altro elemento che può creare tensioni sul mercato monetario: le parole di Draghi hanno quindi spinto alcuni osservatori di mercato a ipotizzare che la Bce possa realizzarne un’altra nei prossimi mesi.
Il banchiere centrale italiano ha ammesso però che l’economia reale e in particolare le imprese non ricevono ancora il credito di cui avrebbero bisogno per ripartire, anche se la situazione dei mercati finanziari si è stabilizzata. Draghi ha ricordato i recenti dati sulla contrazione del credito alle imprese e le continue condizioni restrittive. Non ha però indicato alcuna misura specifica per favorirne la ripresa. I cambi alle regole sul collaterale consegnato dalle banche per ottenere fondi dalla Bce, annunciati il mese scorso, hanno portato anzi a una restrizione netta per Italia e Spagna, proprio i due Paesi dove il credito scarseggia maggiormente.
La Bce si prepara intanto a fare un passo verso maggiore trasparenza: i 6 membri esecutivi (con base a Francoforte) avanzeranno in autunno al consiglio una proposta sulla pubblicazione dei verbali delle riunioni, che oggi la banca “blinda” per 30 anni, mentre Fed, Banca d’Inghilterra e Banca del Giappone le pubblicano nel giro di un mese. Draghi ha rilevato che le necessità della trasparenza e di spiegare le ragioni delle decisioni della Bce vanno bilanciate con le necessità di salvaguardare l’indipendenza dei governatori delle banche centrali nazionali ed evitare che le loro posizioni vengano “politicizzate” nei rispettivi Paesi. Una soluzione potrebbe essere individuata nella pubblicazione delle discussioni senza attribuzione delle posizioni ai singoli consiglieri, né i loro voti.

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