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Draghi: “Ripresa sempre più solida ma il sostegno straordinario resta”

E’ ancora «molto, molto presto » per scommettere su una normalizzazione delle politiche monetarie. Man mano che si avvicina la riunione dell’8 giugno della Bce che aggiornerà le stime sulla crescita e sull’inflazione dell’eurozona, aumentano le speculazioni sul momento in cui i guardiani dell’euro cominceranno a comprare meno titoli e usciranno dalla fase dei tassi ultra-bassi. Alcuni analisti scommettono su settembre per il ritiro graduale dai 60 miliardi di euro di titoli pubblici e privati che Francoforte compra ogni mese, ma ieri Mario Draghi ha cercato di raffreddare al massimo le aspettative. Siamo ancora convinti, ha scandito durante un’audizione al Parlamento europeo, che «uno straordinario supporto di politica monetaria sia necessario ».
Il presidente della Bce ha ribadito che la ripresa si sta rafforzando, soprattutto, che è spinta dalla domanda interna e sta diventando dunque «meno vulnerabile » agli shock esterni. Una buona notizia, in un mondo diventato fonte continua di ansie e dopo anni che il Pil dell’eurozona è stato fortemente trainato dall’export. Tuttavia, anche se l’inflazione dell’area dell’euro ha toccato l’1,9%, il banchiere centrale ha ricordato che l’aumento dei prezzi depurato dalle componenti energetiche è ancora troppo incerto.
Draghi ha ribadito che l’inflazione al 2% è l’obiettivo principale dei guardiani della moneta e che le loro mosse di politiche monetaria si orientano con quella bussola. Il numero uno della Bce ha anche citato un elemento che cresce ancora troppo lentamente per dare una spinta sostanziale ai prezzi: i salari. Ed è persino entrato nel merito di una domanda che riguardava una ripresa dell’occupazione costituita da lavori pagati male. «Ha ragione», ha detto, «alcuni di questi nuovi lavori non sono di buona qualità». Il presidente della Bce, solitamente restìo a fare commenti politici, è brevemente passato dall’inglese all’italiano quando gli è stato chiesto delle elezioni italiane e ha puntualizzato «di non essere la persona adatta per un commento sul tema».
Quanto al rilancio dell’Europa annunciato da Angela Merkel ed Emmanuel Macron, il presidente della Bce, ribadendo che l’«euro è irreversibile», si è detto convinto che «non bisogna avere paura di cambiare i Trattati». Per il banchiere centrale italiano «dobbiamo assicurare il futuro dell’eurozona attraverso una costruzione più stabile e resistente ».
Draghi è entrato anche nel merito del rafforzamento dell’eurozona, puntualizzando che «la vulnerabilità dell’area della moneta unica» può anche essere ricondotta «una mancanza di autonomia fiscale – e la questione ora è capire come arrivarci». Tuttavia i due pilastri per raggiungerla sono «la fiducia e la convergenza», secondo il presidente della Bce.
Sembra un riferimento al fatto che la Germania mostri su diversi dossier una scarsa fiducia nei partner dell’eurozona – tanto è vero che Draghi è tornato a dire due volte nel corso dell’audizione che «va completato il terzo pilastro dell’Unione bancaria», ossia lo schema unico dei depositi bancari.
D’altra parte, per il banchiere centrale è chiaro che «l’eterogeneità dei tassi di crescita tra le varie economie dell’area dell’euro rappresenti una fragilità» e che sia riconducibili ai ritardi nelle riforme strutturali in alcuni Paesi. Dunque, ha commentato, «servirebbe una discussione sulle riforme strutturali come quella che si fa sul bilancio».
Sulle conseguenze della Brexit, Draghi ha rivelato che «siamo pronti a sostenere le banche a riorganizzare le loro attività nella zona euro», tuttavia «è necessario che le banche si preparino in tempo».

Tonia Mastrobuoni

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