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Draghi: ripresa sempre più debole

Il presidente della Banca centrale europea ha approfittato di una audizione parlamentare per rassicurare l’establishment tedesco sui rischi legati all’abbondante liquidità sui mercati finanziari. Parlando dinanzi alla Commissione affari economici, Mario Draghi ha negato ieri che vi siano a livello di zona euro pericoli di bolla borsistica o di instabilità finanziaria, e ha tenuto la porta aperta a ulteriori misure non convenzionali in un contesto economico «più debole del previsto».
A far «perdere slancio» alla crescita dei paesi della zona euro, secondo Draghi, hanno contribuito le poche riforme, le tensioni internazionali e la disoccupazione che indeboliscono le prospettive economiche. Nonostante il contesto difficile, il banchiere centrale ha ribadito che i paesi con un deficit elevato devono comunque risanare le finanze pubbliche, dandosi nuove priorità – investimenti produttivi, riduzione della spesa pubblica, calo delle imposte – e rispettando le raccomandazioni comunitarie. Le parole di Draghi sulla debolezza della ripresa nell’eurozona, e quelle del ministro delle Finanze cinese che ha escluso un piano di stimolo per rafforzare la crescita, hanno in parte contribuito a deprimere i listini azionari.
«La nostra politica monetaria rimarrà accomodante per un lungo periodo di tempo», ha poi precisato Draghi, ammettendo allo stesso tempo che potrebbe esservi per questo motivo una divergenza tra le politiche dei principali istituti monetari a livello mondiale. «Siamo comunque molto attenti alla possibilità che questa politica monetaria possa provocare instabilità finanziaria», ha aggiunto il banchiere centrale, smentendo che ve ne siano attualmente i rischi.
Il presidente della Bce ha spiegato di non vedere nella zona euro pericoli alimentati da un eccesso di credito bancario e da una bassa volatilità dei prezzi delle attività finanziarie. Ha ammesso che a livello locale questi segnali potrebbero esistere, ma non a livello europeo. La presa di posizione è giunta dopo che il presidente della Bundesbank Jens Weidmann ha criticato la scelta recente della Bce di acquistare titoli garantiti sui mercati pur di dare nuova liquidità al settore creditizio.
Weidmann ha spiegato che gli acquisti comporteranno «una eliminazione dei rischi per le banche, trasferendo gli stessi rischi ai contribuenti». Il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble ha invece criticato il tentativo di finanziare la crescita con nuovo debito. L’establishment tedesco è consapevole dei rischi di deflazione, ma crede che questi debbano essere contrastati con nuove riforme che promuovano la concorrenza.
Nella sua audizione, Draghi ha sottolineato che la Bce è pronta «a ulteriori misure non convenzionali» pur di evitare la deflazione. Acquisti di debito pubblico? Il banchiere centrale non lo ha detto. Ha solo ricordato che una politica monetaria accomodante richiede, per essere efficace, di riforme strutturali a livello nazionale. Con l’occasione il banchiere ha stigmatizzato la scelta di molti governi di usare, per finanziare la spesa corrente, il risparmio nel servizio del debito prodotto da tassi d’interesse bassissimi. «Quando prendo le decisioni di politica monetaria non penso agli amici nella City o a Wall Street, ma ai cittadini europei, all’inflazione, alla crescita, alla disoccupazione», ha infine assicurato Draghi, rispondendo alle domande provocatorie del deputato del Movimento 5 Stelle Marco Valli durante l’audizione.

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