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Draghi: ripresa in Europa già nel 2013

BERLINO — La ripresa nell’eurozona sta prendendo corpo già quest’anno e sarà più robusta nel 2014 se i Paesi dell’area euro approfondiranno le riforme strutturali a sostegno della loro competitività. Così la Banca centrale europea (Bce) nel suo rapporto-bollettino mensile pubblicato ieri a Francoforte. E questa ventata di ottimismo — finora Draghi aveva sempre rinviato al 2014 la risalita dall’inferno della crisi — finisce con l’investire l’Italia. La crescita torna a vedersi anche a Roma, conferma il superindice dell’Ocse (relativo al mese di giugno). L’indicatore è a 100,7 punti, cioè più 0,33 per l’Italia, e a 100,4, cioè più 0,13, per l’intera eurozona.
Secondo il rapporto della Eurotower, dunque, la ripresa è iniziata o quasi. La previsione è di una risalita graduale nel prosieguo dell’anno in corso e poi l’anno prossimo. In questo nuovo clima, l’Italia ha potuto gestire in tranquillità il declassamento di Standard&Poor, una delle massime agenzie di rating internazionali, che non
ha avuto grandi effetti sui mercati dei titoli sovrani.
Per una volta, così, Roma può scrollarsi di dosso la maglia nera di economia più a rischio del Continente (con Grecia e Portogallo) visto che Richard Fisher, presidente della Federal Reserve Bank di Dallas, in un’intervista all’Handesblatt individua nella Francia l’anello debole dell’Ue. «La Francia mi preoccupa più di qualsiasi altro Paese, i rischi per le sue prospettive economiche non vanno sottovalutati», spiega Fisher, «il mondo sta guardando a Parigi con attenzione».
Non tutto è roseo, dunque: i rischi per le prospettive dell’eurozona «continuano ad essere orientati al ribasso», avverte la stessa Bce. Se si vuole incoraggiare la ripresa, prosegue la Eurotower, i Paesi dell’eurozona devono accelerare le riforme per raggiungere più competitività e più flessibilità. In particolare devono impegnarsi a rimuovere le rigidità sul mercato del lavoro. Affermazione teoricamente giusta, ma che non differenzia tra il boom dell’occupazione in Germania o Finlandia e la tragica disoccupazione giovanile a sud delle Alpi e anche in Francia. La Bce
insiste anche per più concorrenza sul mercato dei servizi, «vitale in particolare per le piccole e medie imprese».
La stessa Bankitalia raffredda con sano realismo gli entusiasmi: attenzione, avverte Via Nazionale, il credit crunch nel nostro Paese si aggrava. I prestiti alle aziende sono calati del 3 per cento a giugno, più del 2,4 per cento di maggio, e quelli alle famiglie sono diminuiti delll’uno per cento mentre i crediti alle società finanziarie sono scesi del 4,1 per cento a giugno, ben più del 3,6 per cento del mese scorso.
Più che prestare i soldi alle aziende, le banche preferiscono il porto sicuro degli investimenti in titoli di Stato, che detengono in quantità record, ormai. A giugno l’entità dei bond governativi del nostro Paese detenuti dalle banche italiane è cresciuta di 6,6 miliardi di euro attestandosi a quota 401,8 miliardi.

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