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Draghi: “Ripresa debole fino al 2015”

«Sarei molto cauto nel dire che la crisi è sconfitta». E infatti Mario Draghi, dall’osservatorio della Bce, prevede una ripresa ancora «debole, modesta, fragile e lenta» per tutto quest’anno e il prossimo. E come se non bastasse Eurolandia corre il rischio di impantanarsi nella deflazione. «I dati continuano a suggerire che potremmo assistere ad un prolungato periodo di bassa inflazione», avverte. Per tutte queste ragioni il presidente della Bce ritiene per ora di dover lasciare i tassi di interesse ai livelli attuali ma nulla esclude che un domani siano «più bassi»: l’Istituto è pronto a prendere «ulteriori decisioni, se necessario». Al momento i tassi restano al minimo storico dello 0,25%.

Draghi è preoccupato per l’andamento dell’economia, per il pericolo-deflazione che incombe e per la disoccupazione che rimane «inaccettabilmente alta», anche se l’emorragia di posti di lavoro si è stabilizzata, negli ultimi tempi. I paesi deboli della zona euro si stanno piano piano riprendendo, dopo i salvataggi e le cure della troika. Ma i pericoli, le «fragilità», rimangono. In Italia per esempio, il rapporto deficit-Pil dei primi nove mesi si segnala intorno al 3,7%; nel terzo trimestre è al 3%, evidenziando così i margini minimi su cui fa i conti il governo. Al Tesoro tuttavia confidano che negli ultimi tre mesi le cose torneranno a posto. E ancora: cala la pressione fiscale nel terzo trimestre dell’anno appena concluso (41,2%) ma sale nei primi nove mesi a quota 41,4; continua a scendere il potere d’acquisto delle famiglie (meno 1,5%, sempre nei primi nove mesi del 2013).
Speciali indicatori consultati da Draghi dicono che la ripresa c’è, nell’Europa dell’euro sfiancata dalla recessione, ma ancora oggi permangono «rischi al ribasso » che potrebbero minare il fenomeno «di carattere finanziario, economico, geopolitico e politico». Altri dati in suo possesso chiariscono che «al momento » non è prevista una deflazione in stile giapponese anni Novanta ma solo una inflazione bassa che «sperimenteremo per un lungo periodo». Ove mai si verificasse «un peggioramento delle aspettative », la Bce è «pronta ad agire»: il mandato della Banca – non si stanca di ripetere- è «nei due sensi ». Significa che può muoversisia se i prezzi sono gelati che bollenti, visto che nella definizione ufficiale di Francoforte la stabilità è garantita quando l’inflazione è «vicina o sotto» quota 2%: attualmente Eurolandia viaggia intorno allo 0,8%.
Ai governi Draghi chiede riforme, specie quelle del mercato del lavoro. Ricorda che «i necessariaggiustamenti di bilancio continueranno a pesare sull’attività economica». Caldeggia il risanamento delle banche, dove serve, non senza precisare che gli stress test in arrivo potrebbero, nel breve periodo, ridurre ancora il credito. Non si sbilancia sull’eventualità che l’Eurotower acquisti titoli direttamente sui mercati;dice solo che i bond sovrani non saranno penalizzati. Si sofferma invece sulla Germania, sollecitata dagli Usa a stimolare la crescita Ue. Citando Lincoln, spiega che «non si può rafforzare il più debole indebolendo il più forte». Ma invita Berlino ad occuparsi degli investimenti interni.
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