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Draghi: ripresa ancora fragile «Per l’Italia deficit a rischio»

La Banca centrale europea vede la «ripresa graduale», ma avverte che i germogli della crescita sono «ancora molto verdi» ed esprime preoccupazione per il peggioramento dei conti pubblici italiani e i «rischi crescenti dell’Italia nel conseguimento dell’obiettivo di disavanzo delle amministrazioni pubbliche (pari al 2,9%), previsto nel 2013». Dopo una breve tregua, la Bce guidata da Mario Draghi è tornata a «bacchettare» il Belpaese attraverso il nuovo bollettino di settembre. È ancora recente l’uscita dell’Italia dalla procedura di deficit eccessivo inflitta negli anni scorsi, ma, fa capire l’istituto di Francoforte, potrebbe anche ritornarci.
Molto esplicito anche il commissario per gli Affari economici europei Olli Rehn. Il quale, da Riga, capitale della Lettonia, ha parlato apertamente di «rischi significativi, fra cui l’instabilità politica in alcuni Paesi e la possibilità di passi indietro su alcune riforme», che pesano sulla ripresa di Eurolandia.
Inoltre, entrando in dettaglio, il bollettino della Bce ha ricordato che i dati preliminari italiani di fine luglio riportavano un fabbisogno finanziario cumulato «di 51 miliardi di euro (pari al 3,3% del Pil), in aumento dai quasi 28 miliardi (l’1,8% del Pil) nello stesso periodo del 2012». Ma gli stessi dati, spiega sempre il bollettino con preoccupazione, sono poi «peggiorati ad agosto», con oltre 60 miliardi di fabbisogno cumulato, equivalente a quasi il doppio dello stesso periodo del 2012.
Secondo Eurotower, i rischi crescenti e il «peggioramento» in atto nel raggiungimento dell’obiettivo del deficit pubblico «sono dovuti soprattutto all’erogazione di sostegno al settore finanziario e al rimborso di arretrati». Come «l’abolizione della prima rata» dell’Imu e la decisione del Parlamento di rinviare di tre mesi l’incremento dell’1% dell’aliquota ordinaria dell’Iva, mentre i gettiti mancanti (2,4 miliardi dell’Imu) saranno compensati, rispettivamente, «da contenimenti della spesa, maggiori entrate» e «accise su alcuni prodotti e da imposte dirette temporaneamente più elevate».
Ma i banchieri centrali di Francoforte hanno puntato il dito anche sulle nuove raccomandazioni della Commissione europea, che «accordano ampie proroghe delle scadenze» sul rientro dai deficit eccessivi, di sei Paesi, ma soprattutto a Spagna e Portogallo, e accrescono «i rischi per la sostenibilità delle finanze pubbliche».
Le preoccupazioni di Eurotower non finiscono qui. Perché è in atto una «graduale ripresa», sia pure da un «livello basso», mentre lo staff della Bce ha aumentato le stime di crescita a un calo del Pil pari allo 0,4% e a un incremento dell’1% per il 2014. Ma le previsioni sono ancora gravate da «rischi al ribasso» e anche il presidente della Bce Mario Draghi, parlando da Riga, in Lettonia, ha espresso cautela sui «germogli della crescita ancora molto verdi». E per questo ha ribadito che «non abbiamo esaurito le opzioni di politica monetaria». Anche se, ha aggiunto, «siamo piuttosto soddisfatti di quanto fatto» dalla Bce, perché la frammentazione dei mercati, «sta rientrando». Ciononostante, «rimane ancora molto da fare per ripristinare la fiducia nelle banche».
Un passo in questa direzione è stato compiuto ieri dal Parlamento europeo, con l’approvazione dell’accordo con la Banca centrale europea per il controllo sull’autorità europea di vigilanza bancaria sotto il tetto della Bce. E nell’esprimere la sua soddisfazione per l’indubbio «passo avanti verso la realizzazione dell’Unione bancaria», Draghi ha sottolineato la necessità di «andare avanti» con i tasselli mancanti (riguardo l’autorità e il fondo di risoluzione delle banche, e il fondo di garanzia dei depositi, ndr ), nella costruzione di quella che «costituisce un elemento centrale di un’autentica Unione economica e monetaria».
Dopo il via libera del Parlamento la Bce può concentrarsi sulla creazione delle strutture necessarie al funzionamento del nuovo istituto (che conterà un migliaio di esperti) e procedere con i preparativi per l’asset quality review delle circa 130 grandi banche europee, i cui parametri saranno resi noti verso metà ottobre.

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