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Draghi: “Ripresa ancora a rischio Bce pronta ad agire sui tassi” Sui mercati torna il pessimismo

«La ripresa nell’eurozona è tornata a rischio, la Bce studia nuovi strumenti d’intervento ed è pronta ad agire sul fronte del tassi ma non può rimediare alla mancanza di capitali del sistema bancario né soprattutto sostituirsi all’inerzia dei governi». Ecco il durissimo monito lanciato ieri pomeriggio dal presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, a conclusione della seduta del board alla Eurotower, che ha deciso «ad ampia maggioranza» di lasciare i tassi invariati deludendo aspettative di un taglio, ma dichiarando una prontezza a diminuire il costo del denaro nel prossimo futuro. Ed esortando (chiara allusione al caso Italia) gli Stati a chiudere i loro debiti pregressi con le aziende, «perché così si guadagnerebbero alcuni
punti di prodotto interno lordo». Immediate le reazioni dei mercati: le Borse hanno chiuso tutte in negativo, con Milano a -0,30%, Francoforte a -0,73%, Parigi a -0,77%, Madrid a -0,71% e Londra maglia nera con un -1,19%. L’euro si è apprezzato sul dollaro, salendo a quota 1,2858.
La ripresa, ha spiegato Draghi, è ancora prevedibile nel secondo trimestre di quest’anno, ma «l’indebolimento dell’economia si è esteso dall’anno scorso a questo inizio di 2013, quindi le prospettive di ripresa sono soggette a rischi di ribasso». Una misura auspicabile con urgenza, ha sottolineato con un’affermazione particolarmente importante per il caso italiano, «sarebbe la liquidazione dei debiti pregressi delle pubbliche amministrazioni con le aziende: farebbe guadagnare qualche punto di prodotto interno lordo». Secondo il presidente della Bce, la soluzione
adottata per salvare Cipro (pesante coinvolgimento dei risparmiatori e duro ridimensionamento del sistema bancario, perno dell’economia locale) «non è un esempio».
I rischi più seri, ha avvertito Draghi, sono almeno due. Primo, «la domanda interna nell’eurozona si rivela ancora più debole di quanto non ci aspettassimo ». Secondo, «pesa l’insufficienza delle riforme strutturali in tutti i Paesi dell’area della moneta unica». In tutti, dunque anche in Germania. Parole chiare: domanda debole e riforme insufficienti, quindi ripresa a rischio, anche a Berlino, sullo sfondo di una crisi di debito sovrano e banche che ormai contagia Paesi forti e “falchi” come l’Olanda.
La Bce, ha spiegato Draghi, «andrà avanti con la sua politica monetaria accomodante». Come dire che un taglio dei tassi, se
non c’è stato ieri, potrebbe essere vicino. E l’istituto «è pronto ad agire e sta esaminando diversi strumenti con i quali potremmo sostenere le economie sempre vacillanti dell’eurozona». Le operazioni Bce sui mercati dei titoli sovrani sono state decisive per Italia e Spagna, ha aggiunto, ma «dobbiamo riflettere per trovare soluzioni utili e compatibili col nostro mandato, tenendo conto dell’esperienza di altri Paesi». Dunque anche delle politiche di sostegno all’economia adottate dalla Federal Reserve o dalla Banca centrale giapponese che ieri ha annunciato la scelta di continuare in massicci acquisti di titoli a sostegno dell’economia. Ma nuove misure «non convenzionali » secondo il presidente Bce richiedono la partecipazione «di altri attori», e appunto «la Banca non può sostituirsi all’inazione dei governi».

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