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Draghi: riforma del fisco con l’obiettivo della crescita, no a politiche restrittive

Il decreto Semplificazioni e quello sulla Governance arriveranno la prossima settimana e saranno poi inviati a Bruxelles: non c’è «nessun rallentamento» sul Piano di ripresa e resilienza, garantisce Mario Draghi, nella conferenza stampa organizzata in occasione del via libera del Consiglio dei ministri al decreto Sostegni bis, finanziato grazie ai 40 miliardi di scostamento autorizzati dal Parlamento. L’ultimo extradeficit – confida il premier – per tamponare le ferite provocate dalle chiusure di questi mesi. D’ora in poi si guarda avanti. Il «cambio di passo» nella campagna vaccinale e «l’approccio graduale» sulle riaperture sono state due mosse vincenti. Tanto che Draghi è convinto che le previsioni sul Pil saranno riviste al rialzo, già a partire «da questo trimestre». Ma il rimbalzo non basta. Bisogna puntare su una «crescita sostenuta», perché solo così si abbatte il debito. Il presidente del Consiglio elenca le misure contenute nel decreto appena licenziato dal Cdm, che non solo interviene sostenendo chi ha pagato e sta pagando il costo delle chiusure (dagli aiuti al turismo alle misure per mitigare gli effetti dello sblocco dei licenziamenti) ma guarda «per la prima volta» anche al «futuro», «ad un Paese che riapre» e non lascia «indietro nessuno» ma «assiste e aiuta».

«Futuro» e crescita» sono costanti nel ragionamento del premier. Le lenti attraverso le quali Draghi – accompagnato dai ministri dell’Economia, Daniele Franco, e del Lavoro, Andrea Orlando – fa le sue valutazioni. Come quando si sofferma sulla riforma fiscale. «Non si deve guardare a ciò che ci si può permettere e ciò che non ci si può permettere, bisogna disegnare un pacchetto coerente e che risponda agli scopi di politica economica, dopo ci si pone i problemi di convenienza e si aggiustano i parametri», ha detto con riferimento al possibile “costo” della riforma perché l’obiettivo principale è che «contribuisca alla crescita» mantenendo «il principio di progressività» sancito dalla Costituzione. Che i partiti della sua maggioranza abbiano manifestato posizioni distanti ,se non opposte, non lo preoccupa. Anzi dice espressamente che la diversità di opinioni «non va vista come un ostacolo». Del resto non sarebbe la prima volta. «In varie occasioni della mia vita mi hanno chiesto: Come pensi di farcela? Beh, insomma, abbastanza spesso ce l’ho fatta e e stavolta ce la farà il governo», ha risposto con un mezzo sorriso eloquente. Su quale sia la strada, se con una rivisitazione delle aliquote piuttosto che attraverso il taglio del sistema di tax expenditures, lo capiremo nei prossimi mesi (ci sarà una commissione ad hoc che si avvarrà del contributo dei lavori parlamentari in corso). Quel che conta è avere a disposizione un pacchetto di misure «coerenti» agli scopi di politica economica.

Vale in Italia come in Europa. Draghi per un attimo torna a indossare i panni del banchiere centrale, dice di condivide le analisi di Francoforte sul mantenimento di una politica espansiva nonostante l’incremento «provvisorio» dell’inflazione, dovuto per principalmente all’aumento delle materie prime (petrolio e acciaio) ma anche dalla scarsità di alcuni componenti essenziali per le produzioni (semiconduttori e microchip).

Una politica espansiva che per essere tale non può prevedere aumenti della tassazione. Per questo il premier ha bocciato senza appello la proposta fatta poche ore prima dal segretario del Pd, Enrico Letta, di reintrodurre una tassa di successione sui grandi patrimoni, per poi stornare l’incasso a favore di un fondo per i giovani: «Non è il momento di prendere i soldi ai cittadini ma di darli» ha ripetuto, ricordando anche le misure a sostegno dei giovani contenute nel decreto appena approvato (la casa, i contratti di inserimento, l’intervento per partite Iva e turismo) e soprattutto il Pnrr «in cui i giovani sono ovunque per la clausola di condizionalità. Immediato il plauso Matteo Salvini e di tutto il centrodestra, Giorgia Meloni inclusa, sul «no» alla proposta Letta. Al leader della lega però devono essere fischiate le orecchie quando il premier, a chi gli chiedeva di pronunciarsi sul suo possibile approdo al Quirinale che nei giorni scorsi Salvini aveva rilanciato, ha risposto gelido: «Trovo estremamente improprio, per essere gentile, che si discuta del Capo dello Stato quando è in carica. L’unico autorizzato a parlare del Capo dello Stato è il presidente della Repubblica».

Draghi non concede nulla. Il presidente del Consiglio anticipa che lunedì al Consiglio europeo porrà con forza il tema della «riallocazione dei migranti» che nelle discussioni europee «è stato messo a dormire da un po’ di tempo» ma «occorre assolutamente trovare un accordo».

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