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Draghi respinge l’attacco tedesco “Ripresa grazie alle politiche Bce”

«È ancora presto per cantare vittoria », secondo Mario Draghi. Se il pericolo deflazione è stato scongiurato e la ripresa mostra una resilienza maggiore rispetto alla prima fase della Grande crisi, il presidente della Bce ha ricordato ieri che l’inflazione resta troppo fragile per ispirare un allentamento delle politiche monetarie, chiesto a gran voce dalla Germania e da altri falchi del Nordeuropa. In alcuni Paesi, poi, il ritmo dell’economia è ancora troppo debole e la disoccupazione troppo alta per abbassare la guardia.
Francoforte resta determinata a proseguire con le misure straordinarie finché il quadro non sarà più stabile: il programma di acquisti di titoli pubblici e privati QE continuerà «almeno» fino alla fine dell’anno. I tassi resteranno ai livelli attuali «o inferiori» oltre la fine del QE. Draghi ha spazzato via anche le speculazioni su un possibile rialzo dei tassi negativi sui depositi delle banche in autunno.
Il presidente della Bce ha rivendicato ieri il ruolo centrale degli stimoli monetari per l’irrobustimento del recupero: «Metà della crescita extra dell’attuale ripresa è dovuta alle nostre politiche». Le decisioni dei banchieri centrali «sono state un fattore chiave per la resilienza dell’eurozona». Ma per funzionare, le misure messe in campo devono essere considerare «un pacchetto». I tassi di interesse e gli acquisti dei titoli non si possono slegare senza mettere a rischio gli effetti positivi delle politiche monetarie.
L’andamento dei prezzi, che è ancora volatile, «non basta che si avvicini» all’obiettivo statutario del 2%: «deve stabilizzarsi attorno ad esso»: Draghi si è concesso qualche palese stoccatina all’indirizzo dei tedeschi, che hanno riaperto le ostilità con la Bce. Anche il governatore della Bundesbank, Jens Weidman, continua a chiedere la fine dell’acquisto dei titoli QE. Ma l’aumento dell’1,4% registrato tra novembre e marzo è dovuto «al 90% ai prezzi energetici e agli alimentari”. Non a dinamiche di fondo dell’economia, ma alla decisione dell’Opec di strozzare la produzione.
Altro passaggio su cui Draghi resta determinato è quello sui tassi negativi sui depositi. Un esperimento che sta dimostrando di non essere la catastrofe nucleare paventata dai tedeschi. «L’effetto dei tassi negativi sulla profittabilità delle banche è stato compensato dagli effetti positivi dovuti al miglioramento delle condizioni di finanziamento», ha sottolineato. Al Paese che detesta i debiti, il numero uno della Bce non l’ha mandata a dire. Basta dare la colpa alla Bce se non le banche non riescono a trovare altro modo di fare profitti che scommettendo sui tassi — modello di business molto tipico per le casse di risparmio tedesche. Le opportunità di guadagno ci sono, basta saperle cogliere. Anche il capo economista della Bce, Peter Praet ha spiegato che la se Bce lasciasse intendere che i tassi potrebbero essere di nuovo alzati prima della fine del QE, gli effetti dell’alleggerimento monetario «potrebbero essere neutralizzati».

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