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Draghi: recessione senza tassi bassi

Sotto tiro per le critiche di Berlino e della Bundesbank nelle ultime settimane, il ministro dell’Economia italiano Padoan e il presidente della Bce Mario Draghi, da Bruxelles e Francoforte, hanno ribattuto punto su punto alle accuse tedesche. «I tassi bassi non danneggiano i risparmiatori: non ci sono alternative all’espansione monetaria altrimenti saremmo in recessione», ha detto il numero uno della Banca centrale europea. «No ad un tetto ai titoli pubblici nelle banche, prima ci vuole una garanzia comune sui depositi», ha osservato il titolare di Via Venti Settembre. Padoan, all’inizio di un mese che vedrà la Commissione europea pronunciare il «verdetto» sul bilancio dell’Italia e dopo le polemiche seguite alla visita in Italia del presidente della Bundesbank Weidmann, ha insistito sulle sue parole d’ordine per l’Unione. «La flessibilità crea gli incentivi per le buone politiche e convince i miei concittadini che le riforme sono essenziali », ha spiegato il ministro dell’Economia ieri all’Université Libre di Bruxelles. Lanciando un appello ai partner, soprattutto quelli del Nord Europa: «La fiducia reciproca è essenziale per risolvere le crisi», ma purtroppo, si è rammaricato, «non ci fidiamo abbastanza l’uno dell’altro». Invece non bisogna temere una «maggiore condivisione del rischio», a partire degli Eurobond, che possono solo rafforzare l’impegno sulle riforme strutturali. Un tema, quello della «condivisione» e «mitigazione » del rischio, che riguarda in pieno la proposta tedesca, ritenuta prioritaria a Berlino, di porre un tetto agli investimenti in titoli di Stato da parte delle banche: Padoan è tornato a contestarla subordinandola, eventualmente, ad una attuazione dello schema comune di garanzia dei depositi bancari. Per Padoan inoltre il tema posto sul tavolo dalla Germania «influenza i mercati» e mette a rischio la «stabilità finanziaria» in un momento in cui la ripresa è fragile. Pertanto ha invitato ad usare la «giusta sequenza» e il «linguaggio appropriato» quando si tratta la questione. Code polemiche anche con Weidmann: «Condivisione e mitigazione del rischio vanno di pari passo, il mio buon amico dandomi dell’ottimista ha dimenticato metà della mia frase». Sulla stessa lunghezza d’onda anche il governatore della Banca d’Italia Visco che ha parlato di «benefci incerti e costi notevoli» del tetto ai bond.
Anche il presidente della Bce, dalla tribuna dell’Asian Development Bank, è tornato a difendere la sua politica di «quantitative easing» oggetto delle insofferenze tedesche. Ha ribadito che «non ci sono alternative ai tassi bassi», che sono «il sintomo di una domanda di investimenti insufficiente ad assorbire l’eccesso di risparmio globale»: di conseguenza non sono la «causa» del malessere dell’economia globale. Ora c’è bisogno di una politica espansionistica per «sostenere la domanda » e riforme strutturali sul lato dell’offerta che generino «ritorni reali più alti sui risparmi » e vincano l’incertezza dell’economia. Draghi ha anche risposto ai rilievi sugli effetti per i risparmiatori della politica di tassi zero: «A medio termine la politica espansiva favorirà i risparmiatori che potranno ottenere ritorni soddisfacenti dalla diversificazione degli investimenti ». Negli Usa, ha proseguito Draghi, le famiglie detengono in contanti e depositi il 15 per cento del proprio patrimonio, quelle italiane e francesi il 30 e le tedesche addirittura il 40 per cento (e hanno solo un decimo in titoli di capitale in portafoglio).

Roberto Petrini

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