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Draghi rassicura: tassi bassi a lungo

La Banca centrale europea ha dichiarato ieri esplicitamente e a sorpresa che prevede che i tassi d’interesse resteranno ai livelli attuali, o anche più bassi, per un lungo periodo di tempo. L’indicazione sull’evoluzione futura della politica monetaria («forward guidance» nella definizione inglese), di fatto una guida sulle prossime mosse, è una novità assoluta per la Bce, che sia sotto la presidenza Trichet, sia ora con Mario Draghi, si era sempre rifiutata di impegnarsi in anticipo sull’andamento futuro dei tassi. La dichiarazione di Draghi ha giocato su un difficile equilibrio fra la decisione di mantenere per ora i tassi invariati (come era atteso e nonostante un’intensa discussione sulla possibilità di un taglio) e un atteggiamento nettamente più “morbido” del mese scorso.
L’annuncio, seguito a una decisione unanime del consiglio dell’Eurotower di ieri (con il consenso quindi anche della Bundesbank, nettamente contraria a quasi tutte le ultime mosse della Bce), ha colto in contropiede i mercati finanziari e contribuito a calmare le acque, abbassando la curva dei rendimenti e indebolendo l’euro e sostenendo le Borse, dopo che nelle scorse settimane l’annuncio della Federal Reserve di voler progressivamente ridimensionare l’espansione monetaria aveva creato non poche turbolenze.
La scelta della Bce, ha chiarito Draghi, dipende dal fatto che l’inflazione è sotto controllo, l’economia dell’Eurozona è debole e la moneta, e soprattutto il credito, non crescono. Questi tre fattori saranno decisivi per ogni decisione futura sui tassi. Il presidente della Bce ha anche detto anche che l’attuale livello dello 0,5% del principale tasso di rifinanziamento non è da considerarsi un “pavimento” e ha esplicitamente citato che il tasso sui depositi che le banche tengono presso la Bce stessa (oggi a 0) può essere abbassato. In generale l’Eurotower mantiene un «orientamento ribassista» sui tassi d’interesse e l’uscita da una politica monetaria espansiva è lontana.
Draghi ha precisato che la mossa della Bce non è stata una risposta agli annunci della Fed, ma ha ammesso che il rialzo dei rendimenti sul mercato monetario delle ultime settimane, determinato dalle dichiarazioni della banca centrale americana, e quindi la restrizione delle condizioni monetarie e finanziarie possono avere un effetto negativo sull’economia europea. È chiaro comunque dall’annuncio di ieri che la Bce non intende subire passivamente cambiamenti delle condizioni di mercato anche in Europa che vadano contro le sue intenzioni e che siano determinate da fattori esterni. Interessante notare che l’annuncio della Bce ha seguito di poco una dichiarazione analoga della Banca d’Inghilterra (si veda l’articolo in pagina).
La “forward guidance” è stata adottata per prima dalla Federal Reserve, quando ha voluto mandare un segnale che la politica monetaria sarebbe stata espansiva, con l’indicazione prima di un orizzonte temporale, poi di un “grilletto” che avrebbe fatto scattare un rialzo dei tassi, e cioè il calo della disoccupazione sotto il 6,5%. Draghi è stato assai più vago, non specificando né i tempi delle indicazioni fornite, né le eventuali soglie di inflazione, crescita e moneta che farebbero cambiare posizione alla Bce.
L’Eurotower vede un’economia reale che resta debole, anche se i risultati più recenti dei sondaggi indicano qualche miglioramento da livelli bassi (più che altro un rallentamento della caduta, ha precisato Draghi) con una possibile ripresa graduale fra la fine di quest’anno e il 2014, ma con rischi al ribasso.
Il presidente della Bce ha cercato di minimizzare i problemi creati dalla crisi politica in Portogallo, elogiando il ministro delle Finanze dimissionario Vitor Gaspar, ma anche il suo successore Maria Luis de Albuquerque. E ha ribattuto sul caso dei derivati, contratti dall’Italia quando lui stesso era alla direzione generale del Tesoro, ricordando che si tratta di operazioni elogiate a suo tempo da Eurostat e dalla Commissione europea e che fanno parte della gestione attiva del debito pubblico, per le quali è essenziale l’assoluta trasparenza.
Draghi è tornato anche sull’unione bancaria, sostenendo che, al momento dell’assunzione della vigilanza da parte della Bce e prima della sua verifica sui bilanci delle banche dovrà essere chiaro da dove vengano le risorse per coprire eventuali necessità di capitale.

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