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Draghi rassicura: tassi bassi a lungo Bce pronta ad agire

La Bce resta aperta a un taglio dei tassi. La timida ripresa di Eurolandia ha sicuramente lasciato traccia, nella riunione di ieri, e ha un po’ diviso i banchieri centrali; ma non ha modificato l’orientamento della politica monetaria. Non solo i tassi resteranno fermi, e «per un periodo prolungato», ma non sono escluse nuove iniziative a causa di una liquidità in eccesso che rischia di diventare troppo bassa.
I tassi sono rimasti fermi allo 0,50% ma di un taglio, ieri, si è comunque parlato. «Alcuni» governatori, ha spiegato (in stile “minute Fed”) il presidente Mario Draghi in conferenza stampa, hanno ritenuto «non giustificata» una simile discussione, ma «diversi altri» hanno messo in evidenza la debolezza della ripresa e dell’inflazione, la disoccupazione, la debolezza del credito e, soprattutto, una liquidità che rischia di diventare troppo bassa e che spingerà la Bce, ha spiegato il comunicato ufficiale, «a essere particolarmente attenta».
Al punto che un taglio dei tassi, malgrado la ripresa, non è escluso. «Al momento la liquidità è adeguata, ma siamo pronti ad agire», ha detto Draghi, che ha aggiunto: «Se gli sviluppi del mercato monetario fossero giudicati non giustificati nel loro impatto sull’inflazione di medio termine, un simile strumento – quello dei tassi – dovrebbe essere preso in considerazione». Ovviamente insieme, si può aggiungere, ad altre operazioni di liquidità, non escluse dagli analisti.
Quel che sta accadendo è, appunto, una riduzione della liquidità in eccesso, calata a 243 miliardi dal massimo di 812 miliardi di marzo 2012. Il bollettino della Bce indica in 100-200 miliardi un livello di guardia e 200 miliardi era stata indicata in passato come la soglia critica. Draghi ha però ricordato che questo livello cambia nel tempo, in relazione a diverse circostanze. Il problema comunque resta: la flessione è l’effetto dei rimborsi, non certo conclusi, del denaro “distribuito” con le operazioni a tre anni (Ltro) lanciate tra 2011 e 2012, a cui la Bce non può che assistere passivamente perché dipendono dalle decisioni delle singole banche. Queste restituzioni sono a loro volta legate a fattori per altri versi positivi, persino ricercati dalla Bce: la migliorata fiducia degli investitori, la riduzione della frammentazione dei mercati finanziari e il deleveraging, la riduzione dei debiti, delle aziende di credito. Il risultato è però un aumento dei tassi di mercato che rivela aspettative non corrette sulle prossime prevedibili mosse della Banca centrale.
L’inizio della fine della politica ultraespansiva potrebbe quindi non essere così vicina come i mercati pensano; e per questo la situazione richiede dunque vigilanza. L’inflazione, obiettivo primario della Bce, rimane piuttosto bassa, troppo rispetto all’obiettivo del 2%: 1,3% a luglio, 1,5 a fine 2013, secondo le nuove previsioni dello staff Bce (dall’1,4% indicato a giugno) e 1,3% (dall’1,1%) nel 2014. Non è certo un quadro che segnala un’economia surriscaldata. Anche nella più veloce Germania – ha spiegato Draghi rispondendo a una domanda sul risparmio tedesco penalizzato da tassi vicino allo zero – «l’inflazione è bassa».
Non mancano rischi, sui prezzi, sia pure «bilanciati». Soprattutto quelli derivanti dalla situazione geopolitica, le tensioni in Siria, che potrebbero far salire le quotazioni del petrolio in particolare, chiudendo una fase di tranquillità su questo fronte. Allo stesso modo l’inflazione potrebbe essere gonfiata da rialzi delle tariffe amministrate e dell’Iva: una spinta diversa da quella derivante da una maggior domanda, di cui la Bce vuol tener comunque conto per i suoi effetti indiretti e secondari. Il costo della vita potrebbe invece raffreddarsi a causa della debolezza delle crescita.
La ripresa di Eurolandia del secondo trimestre non permette infatti di cambiare la prognosi. È timida, e Draghi non riesce a « condividere l’entusiasmo» di tanti: «Questi germogli sono molto, molto “verdi”», ha detto, usando un’espressione usata per i primi segnali della ripresa. Le previsioni dello staff indicano del resto, e malgrado una primavera “in positivo”, un -0,4% quest’anno, con un leggero miglioramento dal -0,6% indicato a giugno; mentre la crescita del 2014 è prevista fermarsi all’1%, meno quindi dell’1,1% di tre mesi fa.
Gli investitori hanno capito il messaggio. Almeno quelli del valutario, che hanno lasciato calare l’euro a 1,3116 dollari, da un massimo della seduta a 1,3222. Il nodo sono però i tassi a breve: l’overnight ad agosto 2014 è previsto – dai contratti forward – allo 0,31%, lo stesso livello di fine giugno che spinse la Bce a introdurre la forward guidance, l’intenzione di mantenere i tassi «per un periodo prolungato», ben più alto dello 0,09% raggiunto l’8 luglio.

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