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Ma Draghi rassicura l’Europa: crescita robusta e tassi bassi

Il presidente della Bce Mario Draghi, intervenendo nell’Europarlamento di Strasburgo, ha fatto un’analisi incoraggiante sulla ripresa dell’economia e dell’occupazione nella zona euro. Ma ha aggiunto anche numerosi richiami su varie aree di rischio.

«L’economia dell’eurozona si sta espandendo in modo robusto con tasso di crescita del 2,5% nel 2017 rispetto all’1,7% previsto nel dicembre 2016 e significativamente al di sopra del potenziale — ha detto Draghi —. L’espansione è ampia. La dispersione dei tassi di crescita tra Paesi e settori è al suo livello più basso da 20 anni. Di conseguenza vediamo una ripresa positiva in oltre l’85% dei settori dell’economia dell’area dell’euro, rispetto a una media storica del 74%». Il presidente della Bce ha sottolineato «l’aumento di circa 7,5 milioni di occupati nell’area euro dal minimo di metà 2013» con «il tasso di disoccupazione che continua a diminuire e si attesta a un minimo di nove anni dell’8,7%, in calo del 3,3% rispetto al livello più alto». Un effetto positivo è «la crescita dei consumi privati, che a sua volta sta aumentando gli investimenti delle imprese». Draghi ha rivendicato il ruolo in questa ripresa della politica espansiva della sua istituzione. Ma, rispondendo alle domande critiche di alcuni eurodeputati, ha ammesso che gli effetti positivi non hanno toccato tutti e che è necessario «ridurre le disuguaglianze», anche aumentando i salari e migliorando «la qualità» dell’occupazione dove «c’è molto part-time e lavoro temporaneo». Tra gli altri rischi ha evidenziato il rafforzamento dell’euro sul dollaro, «che colpisce gli esportatori» e va monitorato con attenzione. L’uscita del Regno Unito dall’Ue non la vede come generatrice di eccessiva instabilità «purché sia ben gestita».

Per l’insieme dei rischi individuati, la Bce non intende «cantare vittoria» e continuerà «con pazienza» il suo programma di acquisti di titoli da 30 miliardi al mese almeno «fino al settembre prossimo o, se sarà necessario, anche oltre». L’obiettivo resta un’inflazione «vicina al 2%» nella zona euro. In ogni caso a Francoforte si aspettano «che i tassi d’interesse restino ai livelli attuali per un periodo esteso di tempo e ben oltre l’orizzonte del programma di acquisto di asset». Per Draghi gli oltre tremila miliardi di stimoli non avrebbero generato «alcuna evidenza di bolle sistemiche causate da eccesso di credito». Solo in alcune città europee «gli aumenti dei prezzi immobiliari risultano superiori a quelli dei redditi delle famiglie». Severi ammonimenti li ha indirizzati al sistema bancario, beneficiato in questi ultimi anni dal denaro a bassissimo costo della Bce, perché deve continuare ad «affrontare sfide strutturali» come «gli alti livelli di crediti deteriorati», facendo attenzione a non ripetere gli errori del passato. Ha così chiesto «sforzi aggiuntivi di banche, supervisori, regolatori e legislatori in modo da creare un contesto in cui i prestiti non performanti possano essere smaltiti». Molto duro è stato con i banchieri attratti dagli esempi Usa di scommettere sui bitcoin e sulle altre valute virtuali. Draghi ha ricordato che «si muovono in uno spazio non regolamentato e quindi devono essere considerati asset speculativi ad alto rischio». La Bce ha comunque verificato che «non c’è un detenzione sistemica di criptovaluta nelle banche europee, non molto ghiotte di valuta digitale». Non va però dilazionato il completamento dell’Unione bancaria, che include il «paracadute per i salvataggi bancari» e «la garanzia comune dei depositi» .

Ivo Caizzi

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