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Draghi: proteggeremo l’euro Ma ora vera unione economica

«La Banca centrale europea era e rimane determinata a proteggere l’euro». Parola di Mario Draghi che ieri ha così rinfrescato il « whatever it takes » – «qualunque cosa serva» – con cui aveva difeso la moneta unica dalla tempesta perfetta del 2012.

La Borsa ha reagito dimezzando le perdite. A fine giornata il Ftse Mib ha chiuso a quota 19.209 punti: meno 0,88% . Risultato comunque negativo. D’altra parte la giornata aveva «incassato» i dati Istat poco incoraggianti sul fatturato dell’industria: meno 0,4% rispetto ad agosto, con un incremento dello 0,1% sul mercato interno e un calo dell’1,4% su quello estero. A soffrire è soprattutto l’export come mostrano anche gli ordinativi dell’industria: meno 1,5% a settembre, frutto ancora una volta di una difficoltà più accentuata sul mercato estero (meno 2%) rispetto a quello interno (meno 1,2%).
Tornando alla Bce, le dichiarazioni di sostegno all’euro e all’economia dell’eurozona da oggi potranno tradursi nell’acquisto di prestiti cartolarizzati – i cosiddetti Abs, asset backed securitie s – dopo che ieri è stata pubblicata la documentazione legale necessaria.
La misura fa parte di un pacchetto che porterà a espandere il bilancio della Bce di mille miliardi. Tra gli altri interventi già partiti a settembre, la prima asta di prestiti a lungo termine alle banche (le cosiddette Tltro) e gli acquisti di covered bond (obbligazioni bancarie «coperte», cioè garantite). Ultima arma nel cassetto del presidente della Banca centrale europea è il quantitative easing all’americana che non piace ai tedeschi, con l’acquisto di bond sovrani degli Stati membri.
Ieri l’intervento di Mario Draghi è avvenuto in una circostanza rilevante, l’insediamento dell’Ssm, il Meccanismo di vigilanza unico che da pochi giorni è supervisore delle principali banche dell’Eurozona. Draghi ha rimarcato come l’Ssm rappresenti «il passo più importante verso l’integrazione dall’avvio dell’Unione economica e monetaria».
Il presidente della Bce ha inoltre incitato gli Stati a seguire la strada di una «sovranità condivisa» come via per uscire dalla crisi: «Possiamo progredire soltanto sulla base della nostra capacità a muoverci dalla sovranità nazionale a una sovranità condivisa a un livello più alto». In questa prospettiva l’orizzonte l’Ue diventa ambizioso. «Dobbiamo guardare avanti e prepararci agli sviluppi futuri – ha concluso Draghi – verso una vera unione economica e monetaria».
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